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A.S. Roma, Baldini: ”Voglio dare il massimo per questa squadra”

Il direttore generale si apre a 360 gradi sulle principali questioni degli ultimi giorni e svela la sua opinione sul ”progetto”

Il direttore generale Franco Baldini (Getty Images)

ROMA BALDINI DARE IL MASSIMO PER QUESTA SQUADRA / ROMA – Il direttore generale della Roma, Franco Baldini, ha concesso un’intervista al Corriere dello Sport, nella quale si e’ pronunciato sulle dichiarazioni di Fenucci e su tanti altri aspetti realtivi alla societa’. Eccone uno stralcio:

Il suo contratto?

Ho firmato per quattro anni.

Parliamo di cifre?

Seicentomila euro l’anno. Per adesso merito questo.

E quanto ti hanno offerto gli americani?
Loro mi avevano offerto un milione, ma ho risposto che era troppo
Pentito?
Non piu’ di quanto sapevo che lo sarei stato. Quanto sta accadendo e’ in linea con le mie aspettative. Ti diro’ di piu’: la considerazione che ho dell’allenatore va oltre le mie speranze, cresce ogni giorno di piu’.
Su Luis Enrique ci torniamo. Hanno creato molto allarme le ultime dichiarazioni di Fenucci.
Incomprensibilmente. Un amministratore delegato puo’ parlare solo di prospettive legate ai numeri. E li’ Fenucci si e’ correttamente fermato. Non e’ da lui che possiamo sentir parlare di sogni da coltivare. Ho sentito invece speculazioni assurde, come se avesse dichiarato che la Roma non ha una lira, che non terremo De Rossi e che il progetto non esiste.
E invece?
Il fabbisogno della Roma e’ coperto per i prossimi tre anni, la societa’ investira’ e su De Rossi stiamo lavorando.
Da quanto dice lo stesso Fenucci avete ereditato una situazione che definire pesante e’ un eufemismo generoso. Forse questo andava spiegato meglio.
E’ vero, non e’ emersa bene questa cosa. Colpa mia. Il fatto e’ che quando vedo i governanti riferire al passato le proprie miserie la trovo una cosa odiosa. Chiamiamolo un errore di comunicazione.
Come rimediamo? Avete spiegato bene dove volete andare ma non da dove venite.
Mi basta dire questo: che tutti coloro che oggi scrivono o parlano in malafede di questa Roma dovrebbero quanto meno pensare che, non fosse stato per gli americani, oggi non potrebbero nemmeno scrivere o parlare di Roma.
Cos’e’ che non sta funzionando?
Non funziona che ogni tanto perdiamo. Cioe’ quello che era normale accadesse. Metti in moto una cosa difficile, nuova, ragazzi giovani che devono sposarsi con calciatori piu’ anziani, allenamenti, percezioni diverse, tutto e’ cambiato.
E’ un campionato scadente, perche’ non pensare a vincere subito?
No, non e’ un campionato scarso. Non c’è l’Inter di turno che ammazza il torneo, ma ci sono quattro o cinque squadre che possono battere chiunque. Questo anno ci serve per consolidare il gruppo e un’identita’ di gioco. Di sicuro vogliamo arrivare ai vertici del calcio internazionale. Non sono venuto qui per vedere la Roma vivacchiare.
L’intransigenza di Luis Enrique serve a tenere in piedi l’impresa Roma che ha ancora le gambe malferme o rischia di affondarla?
Se non hai questa intransigenza, Roma e’ un posto che ti si mangia in tre secondi.
Che cosa ti entusiasma davvero di Luis Enrique?
Il calcio che vuole proporre e l’uomo. La dedizione e la passione. Tutto. Lui ha sempre in testa uno scopo didattico, non c’e’ mai in lui una convenienza del fare o del non fare. Questo lo percepiscono anche i giocatori. I risultati? Verranno anche quelli e sara’ una grande festa.
Piu’ grande del 2001?
Vincere e’ bello, ma come hai vinto e’ ancora più importante. Vincere o perdere oggi ci condiziona troppo, un giorno vinci e il mondo e’ bello, l’altro perdi e il mondo e’ un posto da dove scappare. Voglio portare questa Roma a un punto in cui vincere sara’ una costante.
Dove puo’ e deve migliorare Luis Enrique?
Mi verrebbe da dire nel fare compromessi con l’ambiente, ma azzererei tutto quello che ho detto fin qui. Lui e’ un uomo estremamente intelligente. Se dovra’ rinunciare a qualcuno dei suoi principi perche’ e’ utile alla squadra non avra’ problemi a farlo.
Cosa ti senti di dire agli impazienti?
Che l’impazienza di vincere e’ la maniera sicura di perdere. Che il Manchester di Ferguson ci ha messo degli anni ad affermarsi e che Sacchi con il suo Milan ha rischiato di affondare il primo anno. Scelgo esempi importanti non perche’ sono megalomane ma per ribadire che sono tornato qui a Roma sognando, io e tutto lo staff, il massimo per questa Roma.
Capitolo spinoso. Il contratto di De Rossi.
Se ne parla troppo e dobbiamo imparare a tacere. Ti dico solo che, sia come calciatore, ma soprattutto come persona, lui e’ il tipo di cui abbiamo bisogno.
Perche’ tante difficolta’? A un certo punto sembrava vicina la firma?
Parliamo di un giocatore appetito da tutto il mondo e che aveva solo sei mesi di contratto. Un uomo intelligente all’apice della carriera, tentato da mille prospettive, non solo economiche, tutte legittime. Questa e’ la difficolta’.
Sarebbe rispettabile anche la scelta di andarsene?
Ci mancherebbe altro. Lui sta legittimamente valutando tutte le prospettive della questione. Posso sperare solo che non faccia quella scelta.
Sarebbe un grosso contraccolpo per la vostra impresa in costruzione?
Posso aggiungere solo questo su Daniele: nel caso non dovessimo riuscire, sara’ perche’ avra’ prevalso in lui una diversa prospettiva. Noi gli stiamo testimoniando quanto e’ importante per noi. Da qui in poi ne parleremo solo per dare la risposta definitiva. Contratto si fa o non si fa, non se ne parla.
Si fa?
La situazione e’ totalmente aperta, si puo’ fare e no.
Marco Pennacchia