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Roma, Francesco Totti: “Ho capito cosa significhi vincere uno scudetto a Roma”

Totti racconta dello scudetto con la Roma, di Capello, Spalletti fino al 7-1 a Manchester

Francesco Totti

INTERVISTA TOTTI PANUCCI SKY / ROMA – Seconda e ultima parte dell’intervista al capitano giallorosso.

Che ricordo hai della stagione 2000-2001?

Un ricordo troppo bello perchè sono riuscito a realizzare quello che ho sempre voluto, cioè vincere lo scudetto con la Roma da capitano, da protagonista. Fortunatanemente ho capito cosa significhi vincere uno scudetto a Roma.

Il tuo rapporto con Capello.

Ho sempre rispettato sia la persona che l’allenatore. Ho sempre avuto un buonissimo rapporto con lui. Quando è andato via c’è stato un piccolo screzio, ma è finita là, anche perchè è uno degli allenatori che ho sempre stimato e stimerò per sempre.

Ambiente Roma.

Per me è l’ambiente che è difficile. Io fortunatamente ho la possibilità di conoscerlo, so cosa vorrebbero dalla squadra. Però purtroppo non sempre nel calcio si possono trovare cose che tutti vorrebbero.

L’anno dopo lo scudetto sono arrivato io e tutti dicevano che la Roma era ancora più forte di prima, ma non riusciva più a vincerlo. Perchè è così difficile confermarsi a Roma?

Abbiamo avuto la possibilità di vincere non solo l’anno dopo ma anche in quelli successivi finchè c’era Capello. Purtroppo abbiamo sbagliato le partite più importanti due o tre di quelle decisive ed è cambiato tutto.

Nel 2003 esce il tuo libro di barzellette. Da dove nasce questa idea?

L’idea era quella di fare dell’autoironia perchè in quel momento c’erano troppe persone che mi prendevano in giro, soprattutto sulla vita privata, e mi dava fastidio. Allora sono voluto tornare indietro, sono voluto ripartire da zero e scherzare su me stesso. Credo sia stata la cosa più bella che potessi fare.

Nel 2005 conosci la persona più importante Ilary. Che ricordo hai di quel periodo?

Ilary per me è tuttora importante perchè mi trasmette serenità. E’ una persona tranquilla, gioiosa, mi ha aiutato nei momenti difficili che ho attraversato in alcuni anni. E’ una persona intelligente e una mamma perfetta, una persona davvero speciale, sempre solare, poi mi ha dato questi due gioielli. E’ una persona indiscutibile.

Era Spalletti.

A Genova contro la Sampodoria mancavano quattro attaccanti e mi disse: “Te la senti di giocare da prima punta?”. Mi sono detto, “Proviamoci, i piedi sono quelli”. Al massimo finisce 0-0. Invece da quella domenica ho segnato e non mi ha più tolto da lì. In quel momento ho capito che quello era il ruolo che preferivo.

L’infortunio prima di Germania 2006.

Ho un ricordo bruttissimo, è stato il mio primo vero infortunio. Ho subito capito che fosse grave, tenevo la caviglia, ma era come se non ce l’avessi. Durante l’intervento ho pensato a tutto. Avevo paura, ho pensato al mondiale e poi con la forza e la determinazione che ho sempre avuto sono riuscito a uscirne fuori.

Con Spalletti, a livello europeo, la Roma ha accresciuto il suo prestigio.

Sì, soprattutto in Champions League, abbiamo fatto dei miglioramenti anno dopo anno. Purtroppo, l’episodio di

Manchester ci ha fermato. E’ difficile vincere la Champions, non impossibile perchè niente è impossibile. Ma vincerla sarebbe stato un privilegio.

Che ricordo hai del 7-1 di Manchester?
Speravo che la partita finisse il prima possibile, perchè era un incubo. Facevano bene a entrare da tutte le parti, perchè quando una squadra ha la possibilità di asfaltare è giusto che lo faccia.

In quel periodo, in Italia, l’Inter era la quadra più forte?
Sì, purtroppo abbiamo incontrato l’Inter più forte di tutti i tempi, era devastante. Speravamo di vincere lo scudetto, purtroppo non ci siamo riusciti.

(FINE)

Sara Mascigrande