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As Roma, Rome wasn’t built in a day

Due esempi da oltremanica di nuovi corsi e “rivoluzioni” che non hanno dati i risultati sperati nel primo periodo e permettono di guardare sotto un altro punto di vista l’avventura di Luis Enrique

Sir Alex Ferguson

RIVOLUZIONE MANCHESTER UNITED CITY / ROMA – E’ noto che nessuna rivoluzione è indolore, sia essa storica, di costume o… calcistica. I tifosi della Roma ormai lo sanno benissimo, neanche fossero storici o sociologi: la rivoluzione che si sta consumando il casa giallorossa sta mettendo a dura prova i nervi e le ambizioni di tutto il popolo della Capitale in questa stagione tanto “sgangherata”.

Da questo punto di vista, come per molti altri, in realtà noi italiani arriviamo in ritardo perché esperienze simili a quella in corso a Trigoria sono state già affrontate da altre grandi società del panorama calcistico europeo.

Il caso più emblematico è quello del Manchester United e della gestione di un vate del calcio, Sir Alex Ferguson. Da quando dirige i Red Devils ha vinto tutto quello che era possibile vincere, ma non è sempre stato così.

La sua rivoluzione esplode nel novembre 1986 quando prende le redini dello United e porta la propria squadra solo all’11esimo posto in Premier League.

L’anno seguente va molto meglio tanto da raggiungere  la seconda posizione, ma è solamente un fuoco di paglia perchè la stagione successiva ripiomba in basso all’ormai famigliare all’11esimo posto. I tifosi della squadra inglese dovranno aspettare 3 anni e mezzo per vedere alzare il primo trofeo: nel 1990 vincono la FA Cup. L’anno seguente partecipano all’ormai estinta Coppa delle Coppe e la vincono. Il primo scudetto arriva solamente nel la stagione 1992/93, ovvero dopo ben sei anni di lunga e snervante attesa.
Anche i cugini del City ultimamente hanno visto una rivoluzione, in questo caso di tipo societario. Durante la fine dell’estate 2008 l’Abu Dhabi United Group al cui vertice figura lo sceicco Al Mansur acquista il club inglese. Immediatamente il fondo apre i cordoni della borsa e tra gli altri viene acquistato per 42 milioni di euro Robinho. Eppure gli investimenti non portano subito i risultati sperati: la stagione si conclude con un magro decimo posto. Gli acquisti importanti continuano senza posa ma nonostante qualche miglioramento non si raggiunge l’obiettivo di vincere la Premier nemmeno nei due campionati seguenti, cogliendo un quinto e un terzo posto. Solo nell’ultima stagione è arrivato il primo titolo della presidenza Al Mansur, arricchendo la bacheca del City con la FA Cup.

Ovviamente non si possono fare equivalenze dei casi citati con la situazione della Roma americana e la gestione Luis Enrique perché diversi sono il contesto calcistico e i tempi storici.

Possono però fungere da spunto di riflessione sul fatto che per quanto si sia (giustamente)  impazienti  di vincere è necessario sempre del  tempo per portare avanti un nuovo progetto… O, come preferiscono dire Baldini & Co., una nuova proposta di calcio.

Sara Mascigrande