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Morte Petrini, Scanzi: “Il calcio lo ha screditato mettendolo in cattiva luce”

Il giornalista del “Mucchio Selvaggio” e del “Fatto Quotidiano” ricorda il calciatore scomparso oggi

Carlo Petrini

PETRINI SCANZI / WEB – Il giornalista Andrea Scanzi è intervenuto a Radio Sport 24. E’ stato l’ultimo a intervistare Petrini e lo ricorda con queste parole: “E’ una brutta notizia che purtroppo in realtà era nell’aria già da un po’. L’ultima volta che l’ho incontrato si vedeva chiaramente che non stava bene, ora questa notizia che ci lascia con tanta tristezza. Carlo ha vissuto due vite, nella prima ha fatto qualche errore e l’ha pagato sulla sua pelle, poi una volta lasciato il calcio si è dedicato ad una causa nobile e coraggiosa ma anche controcorrente, tant’è vero che il calcio gli ha fatto scontare ogni sua parola, screditandolo e mettendolo in cattiva luce anche se non lo meritava. Lo voglio ricordare come una bella persona ma soprattutto voglio ricordarlo come uno che va letto, una persona che ha detto tanto anche su temi che sono tabù nel calcio. Lui diceva sempre di non aver ricevuto neanche una querela, ma nel calcio c’era una sorta di omertà sui libri che scriveva lui: quando uscivano c’era solo tanto silenzio, e questo per uno come lui è forse peggio che essere querelati“.

Qualche parola anche sul libro del calciatore scomparso, “Nel fango del dio Pallone” che secondo il giornalista è un’opera che tutti dovrebbero leggere: “E’ un libro che parla della sua vita, infarcito di notizie scomode su quanto accadeva nello sport intorno al calcio. Personaggi ambigui che giravano intorno ai calciatori, flebo di spazzatura iniettata nelle vene per correre di più, gli stessi giocatori presi da affari che poco avevano a che vedere con il loro mestiere. Io non so se tutto quello che ha detto era vero, questo può saperlo soltanto lui, ma so che il suo libro dovrebbe essere distribuito nelle scuole per insegnare ai bambini il valore dello sport. Carlo ormai era diventato un vero e proprio giornalista, uno che si era fatto il suo giro di fonti attendibili ed effettuava un lavoro di ricerca esemplare, come ormai noi giornalisti a volte dimentichiamo di fare“.