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Calcioscommesse, Carobbio. “Se solo qualcuno mi avesse seguito sarebbe stata una rivoluzione”

Appare molto provato uno dei “pentiti” dell’inchiesta che spera di poter tornare ad una vita “normale” fuori dalla luce dei riflettori

Filippo Carobbio

CALCIOSCOMMESSE CARROBBIO /WEB – Proccede a grandi passi l’inchiesta del calcioscommesse grazie anche al contributo di Filippo Carobbio, il calciatore che “Repubblica” definisce “l’uomo del giorno” e che ha accusato anche l’attuale tecnico dell Juventus, Antonio Conte.

Ha rilasciato una lunga intervista per il quotidiano, di cui se ne riportano alcuni passaggi.

Carobbio, lei ha accusato l’allenatore campione d’Italia. È normale che tanta gente parli di lei.
Fa ridere questa cosa. Da calciatore non ho mai avuto molta fama. Ho fatto una buona carriera ma mi sono fermato alle soglie della celebrità. Adesso invece parlano di me più che di Messi. Ma io sono un ragazzo normale“.

Ha fatto il nome di Antonio Conte.
Quello che avevo da dire su Conte e su tutti gli altri l’ho detto a Palazzi e al pm. E spero di aver preso la strada giusta“.

Ha dubbi?
Sono colpito di essere l’unico ad aver detto finalmente le cose come stavano. Mi aspettavo che dopo tutto quello che è venuto fuori sui giornali in questi ultimi mesi anche gli altri avrebbero deciso di rompere il muro dell’omertà. E invece non lo hanno fatto… Mi chiedo perché“.
Perché?
Troppi interessi nel calcio. A livello economico, a livello di immagine. E quindi alla fine tutti tutelano gli interessi. E la verità va a quel paese“.
Lei perché ha parlato, invece?
Ma perché non ho nulla da perdere. Ho 32 anni, la mia carriera è finita. Almeno così mi sono pulito la coscienza, mi sono tolto un peso. Ho raccontato come funziona un mondo, il mondo del calcio, che non è come la gente se lo immagina. Nel calcio le cose vanno avanti così da una vita e tutti, ripeto, tutti hanno troppo da perdere per cambiare davvero le cose. Personalmente nell’istante in cui sono uscito dalla stanza di Palazzi sono tornato ad essere quello che sono sempre stato, un ragazzo trasparente, normale, che giocava a pallone, non era Maradona, ma faceva con serietà il proprio mestiere. Tutto qui“.
Ma era davvero così “grosso” il giro?
Quando sei lì, dopo un po’ ti accorgi che “lo fanno tutti”. E allora lo fai pure tu. Certo se adesso guardo il giornale, e vedo che ci sono stato solo io a raccontare, mi viene il sospetto che lo facessi solo io, che fosse tutto un’allucinazione… Eppure se solo qualcuno mi avesse seguito, sarebbe una rivoluzione“.