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Roma, la conferenza stampa di Luis Enrique

Questa mattina, alle 11.30, il tecnico spagnolo terrà la sua ultima conferenza stampa da allenatore della Roma

Il tecnico della Roma Luis Enrique….

ROMA CONFERENZA STAMPA LUIS ENRIQUE / TRIGORIA – Non è un giorno come gli altri per Luis Enrique. Domani, la sua Roma scenderà in campo a Cesena senza più obiettivi. Ormai non c’è più nulla da raggiungere. Ma sarà la ”sua Roma” per l’ultima volta. Lo spagnolo, infatti, andrà via a fine stagione. In un’atmosfera quasi surreale, che sa di nostalgia, di rimpianto, di dubbi e, per qualcuno, anche di felicità, il tecnico sta tenendo la sua ultima conferenza stampa a Trigoria. Ecco le sue parole aggiornate in tempo reale:

I motivi dell’addio?

Facciamo come al solito o dico io tutto quello che penso e poi mi fate poche domande? Parlo col cuore, ma dopo rispondo a 5-6 domande, non 25. Decidete voi come fare. Inizio con una piccola critica: oggi è l’ultimo giorno e non voglio arrabbiarmi. Due giorni fa ho fatto una riunione con la squadra per dire cosa sentivo. E’ stata una cosa bellissima: ho salutato i giocatori con il cuore. La critica va a quanto dopo è uscito sulla stampa, per quello che ho sentito dire. E’ una bugia quel che ho detto ai giocatori, quasi tutto. Questo è un bel posto, ma un posto in cui c’è bisogno di un po’ più d’aiuto. Lo dico per chi verrà dopo di me. Per me è stato un grandissimo piacere essere l’allenatore di questa squadra, non mi sono mai pentito di venire qui. Ho avuto rispetto di tutti i tifosi per la strada. Me ne vado perché sono molto stanco: ho dato il 100% in questa stagione. So che non mi basterà l’estate per recuperare la forza, quindi non posso darla alla squadra. Il prossimo anno non allenerò sicuro. Devo recuperare. Sono molto passionale. E’ stata un’avventura: voi l’avete chiamata progetto, parola di cui siamo stanchi. Per me è stata un’avventura bellissima, ho speso tutte le mie energie. 

Che errori ha fatto?

Tanti errori. Ogni partita cercavo di avvicinare i ragazzi nel modo migliore, poi loro hanno la loro personalità e devono interpretare i movimenti. Quando uno gioca è tutto diverso. Ci sono tante cose da migliorare. Sono talmente competitivo che ogni sconfitta è stata un dispiacere enorme. Io voglio vincere ogni partita e allenamento. E’ giusto giudicare un allenatore per i risultati. I risultati sono questi, ma l’anno prossimo avrei fatto sicuramente quel che ho fatto. Continui ad essere convinto di una certa idea di calcio.

Su Totti

Ieri ho fatto una battuta a quelli del Tapiro d’Oro. Ho parlato così tanto di Francesco che me ne sto innamorando, mia moglie è gelosa. E’ stato molto speciale, dall’inizio ho avuto una bellissima sensazione con lui. A inizio allenamento, dopo un esclusione gli ho detto che non avevo nessunissima guerra con lui, anzi. E’ stato un piacere con Francesco, è un campione. Rimarrò qua a Roma 2-3-4 mesi in più per conoscere la città, non ho nessuna paura. Il tifo l’ho visto sempre fiducioso, tante volte non gli piace quello che vede, ma il mio problema è solo di stanchezza. Non penso di recuperare la forza questa estate. Per me questo lavoro è una passione, forse devo pensare in un modo diverso ma sono fatto così ma preferisco un anno così intenso piuttosto che tre piano piano.

L’ambiente a Roma crea ulteriori difficoltà?

No, io sto qui, ho cercato di fare il mio lavoro, so che questo mestiere è giudicato da tutti e deve essere così perchè rappresento una grande società, una grande città. Non ho nessun rimprovero da fare. E’ stato sempre un orgoglio allenare questa squadra. Per me non è una dimissione, è il momento giusto per andarmene così la società può prepararsi al meglio per il prossimo anno. Mai ho pensato di dimettermi dopo una sconfitta, c’era da stare con la squadra. Adesso tutto può riiniziare, non è un anno buttato al vento, la squadra è migliorata in questo anno, sia per i comportamenti nello spogliatoio che in campo. La squadra è più forte e responsabile. Io ho fatto i primi passi e continuerà il mio lavoro un’altra persona che avrà la forza che a me mancherà.

Che consigli vuole dare a chi verrà dopo per non stancarsi?

Non penso di dover dare consigli, di sicuro la società prenderà l’allenatore giusto. Solo chiedo pazienza per loro e un pò di tranquillità per ottenere quel che si può ottenere, ma di sicuro non nelle prime dieci partite.

Perché la sua idea di calcio si è fermata a Bologna-Roma? Pensa di aver fallito a livello tecnico?

Bologna-Roma è stata una bella partita, ne abbiamo fatte altre di livello alto. Si può giocare un bel calcio. Quando uno dà il suo 100% non è un fallimento, non lo dirò mai. E’ stata una stagione strana, difficile senza nessun dubbio.

Lei è l’unico a pagare per questa stagione

Non la vedo così, è un mio sentire personale. Non sono arrabbiato e non devo pagare. Non bisogna cercare il colpevole, qui la Roma deve migliorare e dare tante soddisfazioni nel futuro prossimo.

Che eredità lascia a Roma?

Mai ho pensato di lasciare un segno, cerco di fare il mio lavoro, se poi qualcuno riceve qualcosa di mio fantastico. Non so chi sarà il prossimo allenatore, ma avrà la sua idea e se potrò aiutare la Roma sarà bellissimo. Non mi preoccupa se si parlerà di me, voglio che si dia al prossimo allenatore lo stesso appoggio che è stato dato a me.

L’Italia è un capitolo chiuso?

No, mi piace tantissimo l’Italia. Non sarò ‘italianizzato’ sul piano calcistico, ma l’Italia mi piace, Roma tantissimo. Se può essere vincente il mio calcio qui? Sicuro che può esserlo, ma non ho nessun sentimento di rivincita. Riprovarci? Chi lo sa, meglio recuperare un pò. Grazie di tutto. Forza Roma.

Marco Pennacchia