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As Roma, Zeman: “Se non ho allenato un club importante è stato per volontà altrui”

Interessante intervista al mister boemo fatta ad un giornale tedesco

Zdenek Zeman

AS ROMA ZEMAN / ASROMALIVE.IT – La scorsa settimana mister Zeman ha rilasciato un’intervista per il magazine sportivo tedesco Kicker dove affronta diversi temi inerenti il calcio italiano.

Di seguito alcuni passaggi della chiacchierata con il giornalista Oliver Birkner:

Come si vive a “Zemanlandia” il paradiso del gioco d’attacco?
 
Tutto dipende dalla filosofia che uno abbraccia. Le mie squadre si trovano abbastanza bene. Ogni giocatore ama molto più costruire che distruggere.
Esiste un sistema equivalente al 4-3-3?
Secondo la mia opinione non esiste uno schema più idoneo per  coprire tutto il campo. Questo è il motivo per cui cerco sempre giocatori utili a questo schema di gioco, piuttosto che il contrario.
Da Praga a Palermo – sicuramente è stato  uno shock culturale.
Infatti, non si tratta maggiormente  di una lontananza  geografica, ma soprattutto di un modo di vita completamente diverso.  Gli italiani vivono il momento – se oggi piove, allora possiamo farlo domani, poiché sicuramente uscirà di nuovo il sole. Noi Cechi siamo più organizzati e da un giorno all’altro non cambiamo idea così. Dopo 40 anni vissuti in Italia mi sento un italiano, anche se continuo a pensare come un Ceco.
 
Si  sente soddisfatto quando la sua squadra viene applaudita nonostante una sconfitta? 
Assolutamente, questa per me è un importante riconoscimento per la prestazione della squadra. Il risultato di una partita potrebbe essere anche casuale, la prestazione no. Per me il risultato  non è necessariamente l’indicatore di un buon lavoro  svolto.
 
Insolita visione, oppure strana concezione.
La maggior parte dei miei colleghi fanno dipendere quasi tutto dal risultato, poiché un punto in più potrebbe evitare l’esonero – la concentrazione su ciò che è essenziale  ne risente moltissimo. Un tempo l’allenatore aveva maggior prestigio all’interno delle società.
Secondo Lei cos’è cambiato?
Il calcio è considerato principalmente business e politica e meno  come sport. Il business funziona con  regole differenti.  Il calcio si basa oggigiorno su di una mentalità “usa e getta” che grava pesantemente  su allenatori e giocatori.
 
L’allenatore della nazionale Italiana Prandelli, l’ha definita  “Maestro” e si domandava perché non ha mai allenato un club importante.
Questo non è dipeso dalla mia volontà, ma dalla volontà altrui.
 
Crede che sarebbe dovuto rimanere in silenzio anziché criticare il sistema del calcio?
No. Sarebbe stata un’ipocrisia per me nei confronti dei tifosi.
 
La reputazione del calcio è ormai rovinata.
E’ normale  che le persone si sono allontanate, sono successe delle brutte cose. Il problema è che gli episodi accaduti all’interno dei club e delle istituzioni hanno portato portato ad una escalation di violenza. Non capisco. 
 
La serie A è ancora competitiva come anni fa? 
Ad oggi nella Serie A mancano delle squadre d’élite, anche se  secondo me è diventata abbastanza equilibrata. Ma dal punto di vista economico però la Serie A italiana non può concorrere con Germania, Inghilterra e Spagna.
Visto che parla della Germania – le piace la Bundesliga?
E’ diventata molto interessante. La Germania ha superato in modo splendido la crisi con la gli stadi dei mondiali e con la fiducia nelle nuove leve. Pochi giocatori tedeschi vanno all’estero perché la Bundesliga ha maggior valore. 
Esiste il gioco perfetto?
No, ci saranno sempre degli errori. Diversamente una squadra dovrebbe segnare 200 reti per aver attaccato 200 volte.
 
Quali giocatori vorrebbe avere nella Sua squadra?
Penso spesso a Messi, anche se non sono sicuro sia allenabile.
Come mai?
Perché è troppo bravo.