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As Roma, Intervista Florenzi

Il giovane giallorosso in esclusiva a Roma Channel

Alessandro Florenzi

AS ROMA INTERVISTA / ASROMALIVE.IT – Alessandro Florenzi ha concesso un’intervista in esclusiva ai microfoni di Roma Channel. Ecco le sue parole:

 Fresco debuttante in Nazionale, ma a Trigoria si sta meglio…

Si qui sto a casa. Sicuramente la Nazionale è stata un’emozione unica: tutti i bambini sognano questo, il giocare con la propria Nazionale. I compagni mihanno messo a moi agio e li ringrazio qui.

Cosa rappresenta per te l’inno italiano?
E’ una cosa che ti stringe, è emozionante, molto. Ti stringe ai compagni, al gruppo, ma è come se nell’inno si stringesse tutta l’Italia. E’ molto importante per me cantarlo, sento il rapporto con tutta l’Italia e i compangi di squadra.

Dalla Primavera alla Nazionale… Hai rivisto la tua carriera all’esordio?
In campo no, ma prima e dopo ci ho pensato al mio percorso in questi ultimi due anni. E’ successo tutto molto velocemente e non è stato facile, però con l’aiuto dei miei genitori e con molta abnegazione si possono fare tante cose. Sto cercando di mantenere l’umiltà.

Tanti ragazzi con la fama cambiano. Come fai a non montarti la testa ora che a Roma ti riconoscono?
Devi essere semplice, cercare di fare le cose che facevi prima di “diventare famoso” tra virgolette. Fa piacere quando ti fermano o ti chiedono l’autografo e la foto, ma bisogna rimanere umili. Ti è cambiata la vita, ma devi rimanere te stesso.

A Vitinia sei una specie di sindaco e ti conoscono tutti…
Vado ancora a farci colazione quando posso, ben volentieri. Mi trattano come devo essere trattato, da normale ragazzo quale sono e con cui si parla di tutto.

La maglia quando gliel’hai data?
Dopo Roma-Inter, ma non è quella di Roma-Inter, quella me la sono tenuta!

(Florenzi osserva alcuni saluti di amici, conoscenti, persone del quartiere in cui è cresciuto). Qualcuno dice che puoi diventare Pallone D’Oro…
Un po’ troppo ottimisti! (Ride) Loro mi conoscono per come sono, mi vedono da quando giocavo con i Giovanissimi, con alcuni di loro ho condiviso tutto.

Ma questa storia che tuo padre non era quasi mai contento e ti chiamava somaro?
Certe volte me lo urlava mentre giocavo e lì un po’ ero intimorito. Ma piano piano questa cosa è andata a scemare, anche perché con tutto il rispetto, se me lo dice dentro l’Olimpico non lo sento! (Ride) Lui ha sempre cercato di mostrarmi le cose in cui sbagliavo, ma qualche volta è stato bravo perché magari giocavo male e im incoraggiava. Mi ricordo una volta in cui avevo sbagliato un gol o un passaggio in Primavera e ha iniziato a dirmi cose che non posso ripetere: una persona gli ha detto: “Ma come ti permetti a parlare così di lui?!?” e lui gli ha risposto: “Ma avrò diritto di dire le parolacce a mio figlio?!?”.

Essere romano e romanista… Quanto è difficile?
E’ bellissimo non bello. Io, come Francesco e Daniele, sentiamo questa maglia fortemente. Altri giocatori la sentono sicuramente, ma noi abbiamo qualcosa di speciale,siamo romani e romanisti e sicuramente la sentiamo un po’ di più la responsabilità. Ce la prendiamo come + giusto che sia… Da un certo punto di vista non è facile, ma quando giochi senti una spinta in più.

Il derby come lo hai vissuto?
Ti dico un aneddoto: io sto con Mattia Destro in camera e il pre-derby l’ho vissuto da solo. Era andato tutto bene, stavo guardando un film e poi su Sky ho visto vari derby passati. Ho visto 10 secondi di trasmissione e non sono più riuscito a dormire per due ore pensando alla partita! Il giorno dopo ero teso sinceramente… E’ una cosa che mi fa piacere essere teso al punto giusto per un derby, ma sicuramente potevo dare di più. Però il derby si sente, ognuno lo sente in modo particolare.

Poi si gestisce durante la carriera quest’emozione. Penso a quello che è successo a Daniele, che pure stava facendo un grande derby…
Di Daniele penso solo cose buone, lui più di me e di tutti sente il derby, è un tifoso. Lui è come un tifoso in campo, è quello che tutti vorrebbero e la sente un po’ di più. E’ uno della curva, sanno tutti che sosteneva la Roma lì quando non giocava. E’ una cosa che può succedere a tutti e che è successa a lui perché magari la sente di più, ma non mi sembra né di dire che abbiamo perso per la sua espulsione, una cosa che non esiste. Tutti potevamo dare di più, non abbiamo perso il derby perché Daniele è stato espulso.

La squadra ha tanti Nazionali e tanti talenti, ma la classifica non è quella che vuole nessuno… Cosa succede?
Non è un fatto di testa, ma anche di concentrazione. Non riusciamo in delle partite a tenerla… Facciamo mezz’ora buona, poi ci blocchiamo. Ma a volte, come col Palermo, giochiamo 90 minuti alla grande. Dobbiamo metterci sotto col lavoro e dare sempre il massimo dentro al campo.

Mi dai un aggettivo per questi allenatori? Rocca…
E’ un grandissimo allenatore sotto tanti profili ma soprattutto sotto quello atletico. Con lui gli allenamento erano molto duri, ma poi stavo bene un mese. Mi trovavo veramente bene con lui e devo ringraziarlo, come tanti altri, perché è stato il primo a credere in me e a mandarmi in Nazionale Under 20,facendomi conoscere in campo internazionale.

Stramaccioni?
Mi aspettavo arrivasse così in alto, ma forse non così presto. Ma magari non mi aspettavo neanche io di fare un così grande salto in due anni. Sapevo che è un grande allenatore per quello che ha fatto e per quello che ho visto. Sono contento per il lavoro che fa all’Inter anche se spero che anche il ritorno con la Roma gli vada male! Ci siamo sentiti qualche volta e ci siamo fatti un in bocca al lupo reciproco.

(Florenzi sente un commento di Alberto De Rossi sulla sua prima convocazione in Nazionale)
Mi ha fatto tanto crescere a livello umano, mi ha fatto capire come si sta in campo e come entrare nel mondo del calcio. Mi ha fatto capire il rispetto per i compagni e per l’avversario e dandomi la fascia di capitano mi ha regalato una grande emozione. Ricordo che quando perdevamo ci diceva sempre “Ragazzi ci piace vincere, ma il nostro obiettivo non è questo, è passare all’altro campo (della Prima Squadra, ndr)”. Sono felice di essere riuscito a fare questo salto.

(Continua)