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Roma: gialla come il sole, rossa come il còre, s come…sfiga

Analisi di queste prime 10 giornate, è la sfortuna a farla da padrone

ASROMA PRIME 10 GIORNATE / ASROMALIVE.IT – Superata la decima giornata di campionato, è tempo di bilanci in casa Roma. E qui non si parla di allenatore incapace, giocatori inadeguati, partite perse malamente. Si tratta di analizzare il mero risultato, ciò che fa la differenza tra una stagione mediocre e una da quartieri alti.

Si parte da Roma-Catania 2-2 ed è quasi superfluo ricordare i due gol in fuorigioco che non hanno permesso alla Roma di vincere la prima partita in casa. Il colpo di magia di Nico Lopez (in parte fortunato ma soprattutto pezzo di bravura) compensa un po’ questa che potremo chiamare “sfortuna arbitrale da mancanza di allenamento”.

La partita di San Siro con l’Inter è stata perfetta, ma con il senno di poi si può reclamare la mancanza di fortuna nell’espulsione inutile, al 91′, di Osvaldo, che contestabile o no ha levato alla Roma il suo attaccante più in forma per la successiva partita in casa con il Bologna.

La partita con gli uomini di Pioli era partita bene ed è finita malissimo. Qui dove è la sfortuna? Beh, prendere due gol in due minuti con combinazioni quasi incredibili tra gli attaccanti e prendere il terzo gol al novantesimo con due tuoi giocatori che fanno autoscontro e regalano il pallone all’attaccante che è opportunamente appostato lì…

Cagliari-Roma con tutti i suoi strascichi e le sue polemiche non si è giocata e ci ha regalato tre punti in una trasferta per noi sempre balorda. Dove è la sfortuna qui? Beh, sembra che non si possa non giocare e quindi quei tre punti sono in bilico e non è affatto certo che riusciamo ad ottenerli sul campo vista la tradizione negativa.

Roma-Sampdoria è la sagra della sfortuna. La squadra avversaria in forma piena ma senza il suo cannoniere principe per squalifica, riesce a prendere gol ma a non prenderne altri. Ciò permette alla Samp di crederci e di buttare in mezzo all’area con Berardi un innocuo cross che il portiere vicecampione del mondo non riesce a trattenere con il pallone che diventa preda immediata del solito avversario lì appostato come un falco.

Juve-Roma come con il Cagliari non si è disputata e non fa testo.

Roma-Atalanta è stata l’apoteosi del “vi ridò tutto quello che vi ho tolto nelle prime giornate”. La Dea bendata si è tolta la benda dagli occhi e ha deciso di regalarci gli attaccanti atalantini che si sono mangiati di tutto davanti alla porta con almeno 5 o 6 gol buttati al vento, e anche un guardalinee cieco che vede Denis in un fuorigioco inesistente.

Genoa-Roma ha avuto l’unica sfortuna di far credere a molti che questa Roma fosse guarita dal mal di rimonta subìta e che finalmente l’effetto Zeman cominciasse a farsi sentire nelle gambe di giocatori che per 70 minuti hanno dominato su un campo maledetto da sempre per i nostri colori.

Roma-Udinese che dire? Fai due gol spettacolari per velocità e fluidità di gioco…e poi? Osvaldo devìa il pallone di testa rimettendo in gioco un giocatore dell’Udinese che è in fuorigioco di nove metri e mezzo. Per non farsi mancare nulla si sveglia il miglior giocatore avversario il quale se ne esce prima con un mezzo colpo di stinco in giravolta che non riuscirà a fare neanche ci provasse diecimila volte e poi in un cucchiaio che è il top delle beffe. Già, il rigore…Non è sfortuna un arbitro che non vede un rigore inesistente ma poi cambia idea perchè un giudice di porta (introdotto quest’anno, fosse stato l’anno scorso la Roma avrebbe pareggiato questa partita) ha deciso di scavalcarlo e influenzarlo in modo decisivo nella scelta.

Parma-Roma, quando un pallone che dovrebbe uscire di sei metri si ferma su una pozzanghera e permette al giocatore avversario di riprendere lo stesso e infilarlo in rete con tutta calma. Quando colui che segna il gol del pari è uno appena subentrato al posto del maggior spauracchio avversario, uscito per infortunio. Quando nel terzo gol il tuo portiere all’esordio in serie A fa un miracolo e il giocatore avversario trova l’unico spiraglio tra le gambe dei difensori per segnare…

Valerio De Santis