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Torino, Zinetti: “Non sarei pessimista, la Roma ha due buoni portieri”

Analisi sulla situazione giallorossa a partire dei numeri uno

Maarten Stekelenburg

TORINO ZINETTI PORTIERI / ASROMALIVE.IT – Ad una settimana dal match contro il Torino dice la sua Giuseppe Zinetti il preparatore dei portieri granata, nello staff di Ventura dal 1997 oltre ad aver militato nella Roma dal 1990 al 1993.

Queste le sue parole a Radio Ies:

Problema portieri per la Roma?

Non sarei pessimista, la Roma ha due buoni portieri. Il loro momento dipende poi da quello della squadra: Goicoechea mi sembra un buon portiere, per Stekelenburg parlano i fatti”.

Su Goicoechea?

Può succedere che non riesci a respingere come vorresti fare. Non basta per giudicare un portiere, in quell’occasione gli è andata male, ma ha tutte le caratteristiche per fare bene in questo campionato. Dal campo basta un leggero spostamento della palla e magari sei costretto a cambiare parata. Forse con il terreno asciutto quella deviazione gli sarebbe riuscita”.

Su Stekelenburg?

Da lontano è difficile giudicare. L’ho visto due volte dal vivo e tutto sommato non fece grandissimi sbagli, magari ha pagato il fatto di giocare con la difesa alta. Quando le cose vanno bene ci si esalta e si rende di più, quando vanno male ne risentono un po’ tutti“.

Su Zeman?

Non lo conosco personalmente, ma i giocatori che lo hanno avuto mi hanno sempre detto di aver avuto grandi difficoltà nei primi 2-3 mesi e poi, a distanza di anni, lo hanno sempre ringraziato. Dipende tutto da te: bisogna allenarsi sempre meglio e finché non si trova questo metodo si fatica”.

Roma-Torino?

La stiamo preparando come le altre partite. La Roma è una squadra formata da giocatori di qualità che se non incontri nel modo giusto, rischi di passare una brutta serata. Ci sarà bisogno della massima concentrazione per cercare di arginare le qualità di questi giocatori”.

Che ricordo ha di Roma?

Porto sempre con me le soddisfazioni che mi sono potuto togliere nel calcio italiano ed Europeo. La curva Sud è stata per me una scoperta incredibile: giocavo poco, ma quando entravo nello stadio gridavano sempre il mio nome”.