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Roma, Brighi: “Andreazzoli è come un fratello per me”

Il giocatore del Torino racconta il suo rapporto con il nuovo allenatore giallorosso

Matteo Brighi

Matteo Brighi

BRIGHI / ASROMALIVE.IT – Un confidente, quasi un fratello maggiore. È questa l’immagine di Aurelio Andreazzoli, neo tecnico della Roma, raccontata da chi l’ha vissuto in prima persona. Come Matteo Brighi, centrocampista che attualmente milita nel Torino e protagonista in giallorosso per due stagioni dell’era Spalletti. Zemanlandia non c’è più, e ora toccherà al collaboratore del tecnico toscano guidare la Roma per questi ultimi 4 mesi di campionato. “Un compito difficile” ammette Brighi a Il Romanista. E aggiunge: “Andreazzoli è stato scelto per ricucire lo strappo che sta logorando la Roma. Non ha le “stigmate” da allenatore in prima, ma ha ereditato tanto da tecnici come Spalletti e Montella. E’ una bravissima persona che gode della fiducia di tutti, e se punterà sull’esperienza e sulla cura dei rapporti potrà far bene“.

Cosa pensa della decisione presa dalla società?

Andreazzoli avrà un compito difficile. Secondo me è una scelta giusta non tanto sul piano del gioco, quanto su quello dello spogliatoio. È una decisione dettata dal cuore, un po’ come quella di Zeman: il boemo è stato preso per rinnovare l’entusiasmo dei tifosi dopo un’annata mediocre. Andreazzoli, ora, per ricucire lo spogliatoio, visto che i rapporti con tanti giocatori si sono deteriorati un po’ troppo negli ultimi mesi.

Che tipo di persona è?

E’ come un fratello maggiore, un confidente. Una bravissima persona che gode della fiducia di tutti: giocatori, staff, dirigenza… Portare lui sulla panchina della Roma significa affidarsi a una persona che curerà tantissimo lo spogliatoio, cosa che adesso alla Roma serve molto. Significa scegliere di recuperare un clima di serenità che sembra mancare attualmente: la testa è importante nel calcio. E’ un elemento che non va mai sottovalutato. Se si è freschi e tranquilli si ha molta più possibilità di raggiungere i propri obiettivi. La pressione eccessiva al contrario spesso è nociva.

Su cosa punterà in questi quattro mesi da “traghettatore”?

Credo che punterà tutto sull’esperienza. Darà molto spazio in più ai cosiddetti “senatori”, come Totti, De Rossi, Perrotta e anche Taddei. Con una squadra dall’età media molto bassa come la Roma, ora l’esperienza sarà l’arma in più. Quella che forse Zeman ha sfruttato troppo poco.

Dove può arrivare la Roma con Andreazzoli in panchina?

A questo punto purtroppo il club di Trigoria vede troppo da lontano tutti gli obiettivi che si era prefissata a inizio stagione, ovvero la Champions League o addirittura la vittoria dello scudetto. Credo che ora i giallorossi potranno puntare ad un finale di campionato decoroso, a salvare una stagione che nelle ultime giornate è colata a picco. E la Coppa Italia sarebbe un ottimo modo per recuperare tutta la sua credibilità, soprattutto attraverso la vittoria di un derby: una partita che, soprattutto a Roma, non sarà mai come le altre. Poi si sa, nel calcio tutto può succedere…

Che tipo di allenatore sarà?

Purtroppo non ha le “stigmate” dell’allenatore in prima, perché nella sua carriera ha fatto sempre e solo il secondo. È molto tattico e molto preparato, quello sì, ma non saprei dire come guiderà la squadra. E poi sarà una ventata di “normalità”, novità in casa Roma da due anni a questa parte. Sicuramente ha ereditato tantissimo da Spalletti, e imparato tanto anche dall’esordiente Montella. Credo che sfrutterà il 4-2-3-1 che tanto ha aiutato la Roma con il tecnico toscano, ma la conferma arriverà solo domenica contro la Sampdoria. Non so se sarà in grado di guidare una squadra verso degli obiettivi importanti, ma sicuramente può essere la persona in grado di ricucire lo strappo che sta logorando questo club.

Il “governo Zeman”è durato solo 243 giorni. Cosa pensa della scelta di esonerare il boemo?

L’esonero di Zeman era ormai scontato. E’ stato accolto con un entusiasmo che mancava da tempo a Roma, e tutti hanno creduto in un’utopia che purtroppo si è rivelata essere davvero tale. I “rapporti cancerogeni” di cui parlava Sabatini purtroppo si erano creati davvero, e quando tecnico e giocatori hanno rapporti ai minimi termini, o vinci sempre o cambia la guida in panchina. I risultati non sono arrivati, e tutto è venuto alla luce nella disfatta di Cagliari. Spero che ora cambi qualcosa e che la squadra si riprenda, perché merita sicuramente molto di più.