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Roma, intervista a Torosidis

Il greco si racconta, tra crisi economica e campo di gioco

Vasilis Torosidis

Vasilis Torosidis

INTERVISTA TOROSIDIS / ASROMALIVE.IT – E’ il nuovo arrivato, a dir la verità l’unico di un mercato di gennaio avaro per i colori giallorossi, ma in realtà rivelatosi subito importantissimo per la sua duttilità e la sua grinta e per un gol fondamentale contro l’Atalanta. Vasilis Torosidis si racconta a Il Romanista, intervistato da quel Tonino Cagnucci che dimostra di non saper solo scrivere bene.

Arrivi dalla Grecia, terra dilaniata dalla crisi.

Io appartengo a una categoria protetta, chiamiamola così, una categoria privilegiata che è quella dei calciatori. Io non l’ho accusata così come la sta vivendo la gran parte delle persone. La crisi non è stata quella del ceto medio, ma la crisi è seria.

In concreto, l’hai vista? Che significa che c’è la crisi in Grecia?

Che non è più solo un problema di stipendi bassi o di pensioni che non arrivano, è un problema di sopravvivenza. C’è gente che ha fame. La situazione negli ultimi anni è andata peggiorando.

Anche l’Italia è in crisi.

Ma rispetto alla Grecia non è paragonabile. Poi, te l’ho detto, io come calciatore sono un privilegiato. Anche nell’essere arrivato qui a Roma. E come calciatore.

Come calcio, sei arrivato in una Roma in crisi, il tempo di una partita e un pezzo e il cambio di allenatore: hai pensato di aver sbagliato posto?

No, per niente. Mai. Perché? Ho pensato che è normale, che è calcio, che tante volte mi è capitato. Sono cose che nel nostro campo professionale succedono, non mi sono trovato in difficoltà né mi sono sentito spaesato. Può partire un compagno, può cambiare un allenatore, l’importante è che siamo cambiati noi rispetto alla difficoltà che avevamo.

Zeman, per quel poco che l’hai conosciuto?

Un allenatore che privilegiava il lavoro tattico e chiedeva di essere aggressivi in campo.

Umanamente?

Calmo.

Andreazzoli?

Ha cambiato l’aspetto tattico ma giochiamo sempre all’attacco. Mi trovo molto bene con lui, sotto tutti gli aspetti.

Ti ha detto cose particolari?

No.

Il tuo allenatore più importante in carriera?

Valverde, che ho avuto con me nell’ultimo periodo all’Olympiacos. È speciale perché è completo, ha un – come dire – un quadro su tutto: i giocatori, il pallone, la tattica. È squisito umanamente e ha fatto scoprire al calcio greco tattiche che non conosceva.

Se parliamo di allenatori e di Grecia, c’è un obbligo e un nome un cognome: Otto Rehhagel.

Vale quello che dico per Roma. Poco. Ha fatto la storia del nostro calcio e a me ha dato fiducia nel ricambio generazionale fra quella Grecia storica e campione e quella successiva. Questa cosa mi fa fiero. Non posso dire con le parole di più di quello che ha fatto.

Dov’eri quando la Grecia diventava campione d’Europa nel 2004?

Ricordo tutto. Ero a casa mia, a Xanthi, dove sono nato, con gli amici più stretti. C’era un clima fantastico.

Che ha significato e che significa quella vittoria?

In Grecia dopo il 25 marzo e il 28 ottobre, che sono le nostre feste nazionali, c’è il 4 luglio.

Qualcosa di simile?

No, però per me è stato fantastico quando ho segnato contro la Nigeria nel 2010 il gol della nostra prima vittoria ai Mondiali.

Com’è vista la Roma in Grecia? Com’è considerata?

Una grandissima squadra. Ma non è solo così in Grecia, la Roma è una grande squadra nel mondo.

La Lazio?

Che domande fai? Coma faccio a rispondere? La Roma in Grecia ha una storia e una tradizione anche recente. Giocatori come Totti, Batistuta, Aldair, Montella sono famosissimi…

Giocatori come Totti… A parte Totti qual è il giocatore più forte col quale hai giocato?

Rivaldo. Il più grande calciatore che abbia avuto il campionato greco.

Il tuo idolo da ragazzino?

Non sono stato un ragazzino con gli idoli. Nessuno. Non ero uno che s’innamorava dei giocatori, io ho sempre guardato a tutto per imparare.

Un modello?

Nemmeno. Ho preso spunti da tutti.

Il più forte giocatore della storia greca?

Si chiama Chatzipanagis, giocava con l’Iraklis, ha sempre voluto restare lì. Nessuno con il suo talento.

Che cos’è il derby Olympiacos-Panathinaikos?

Prima di giocare Roma-Lazio dico che è il derby. È tutto. È la partita. È la partita del sentimento. C’è un clima infuocato.

Ci sono differenze sociali o politiche fra le due squadre?

No, la differenza è di titoli, la rivalità è tutta calcistica con l’Olympiacos che ha vinto sempre di più. Anche la mia tradizione nei derby è positiva. Ho anche segnato.

Quello di Roma come te lo aspetti?

Così, anzi forse più infuocato perché ho saputo che qui in Italia nel derby ci sono entrambe le tifoserie, da noi l’ingresso è vietato agli ospiti per sicurezza. I nostri popoli sono simili, vedo tante cose comuni fra greci e italiani e in particolare con i romani. La Curva Sud per esempio..

Il riscaldamento là sotto…

Importante. I tifosi della Roma hanno il calore, l’amore di quelli greci.

Sai che i tifosi della Roma sono gemellati con quelli del Panathinaikos?

Sì. Capita.

I laziali si vantano di avere i colori della Grecia?

I colori non è che siano sinonimo di riconoscenza e di validità, i colori in questo senso sono indifferenti.

Lo sai che hanno addirittura un’aquila che si chiama Olympia? Lo trovi blasfemo?

Ride e non risponde

Quant’è importante la gente, il tifo per un calciatore? Quanto è importante?

È almeno il 70-80% della “cosa”. La psicologia, la testa, il cuore sono praticamente tutto per un calciatore. Te lo ripeto, ho sentito il calore che sentivo dalla mia curva.

Ti ha detto qualcosa di particolare Sabatini quanto ti ha acquistato?

Sì: “Qui ti devi sentire come a casa tua perché è casa tua”. E mi ci sento.

Qual è il tuo obiettivo?

Diventare titolare fisso, guadagnarmi il posto, sudarmelo, dare tutto per la Roma, arrivare il più in alto possibile. Questa è la mia ambizione, e quello che voglio fare.

Hai legato con qualcuno in particolare?

Con tutti, ovviamente con Tachtsidis di più per la questione della lingua.

Che t’ha detto lui di Roma?

Che c’è pressione, ma che è una grande squadra, che è grande.

Com’è la Roma squadra vista da dentro?

Un gruppo unito. Una rosa all’altezza per lottare per grandi traguardi. In allenamento scherzo con tutti, il senso di questa squadra è essere uniti.

Il gol di Bergamo: qual è stato il primo pensiero?

Interviene Tachtsidis che sta leggendo un giornale vicino a lui e fa:«A me!»

Sì, lo dedico a Taxi! Ride Il primo pensiero è stata la vittoria.

La prima telefonata ricevuta dopo il gol?

Dalla mia famiglia. Sono sposato e ho una figlia che sono con me. Poi il “nucleo” è largo, ho tre fratelli.

Verranno a Roma anche loro?

Uno arriverà per Roma-Parma.

Quanto ha significato la tua famiglia nella professione di calciatore?

Ovviamente tanto, ma non ho iniziato a giocare a calcio perché mio padre mi accompagnava o cose così. Ho iniziato a 7-8 anni andando con degli amici a iscrivermi al club dello Xanthi, a una specie di scuola affialiata allo Xanthi.

Il tuo obiettivo è giocare, quello vostro? Quello della Roma? Tutti parlano del terzo posto…

L’obiettivo è quello perché se non lottiamo per un posto Champions non saremmo all’altezza della Roma. I numeri ci sono, i giocatori pure, la voglia anche.

C’è una squadra in particolare su cui fare una corsa?

Sì, il Milan.

Lo sai che c’è una finale di Coppa Italia molto importante da giocare?

Lo sai che prima c’è una semifinale di Coppa Italia molto importante da giocare? Per fare quella finale bisogna prima arrivarci.

Se dovessi scegliere, meglio arrivare terzi o vincere la coppa contro la Lazio?

Tutte e due. Ma se devo scegliere scelgo la Coppa perché è un trofeo.

Contro la Lazio hai esordito in Champions, magari è un segnale?

Magari…

C’è qualcosa che vuoi dire ai tifosi della Roma?

Di essere come sono.

Quel è stata la partita più bella che hai fatto?

Contro l’Aris in una finale di Coppa finita 4- 4 e vinta ai rigori.

Magari è un bel segnale.

Magari…

Quale bel segnale invece il calcio potrebbe dare al paese, alla tua Grecia?

Non bisogna essere populisti, il calcio non può aiutare la gente se non come sfogo, come passione, come spettacolo. Ecco, se lo Stato migliora la cose può migliorare il calcio anche in questo senso e offrire qualcosa di più. Ma non può fare miracoli.

Qualcosa di più per finire: nel Partenone greco Totti che divinità è?

Ride Beh con Totti siamo al cristianesimo… Totti non è una divinità greca, ma un dio romano.

Ma senti, quell’aquila che si chiama Olympia…

Ride Ognuno dà ai suoi animali i nomi che vuole…

Che poi si potrebbe tradurre in tanti modi…