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GAZZETTA.IT Roma, il leader De Sanctis sfida il passato

De Sanctis

De Sanctis

(M.Calabresi) – A Trigoria, il pensiero comune dopo aver visto (e sentito) Morgan De Sanctis è stato: “Finalmente un portiere che parla”. Abituata ai silenzi di Stekelenburg, uno che in due anni era riuscito a malapena a imparare l’italiano, la Roma ha invece trovato uno che parla tanto, comanda la difesa e in due mesi è già diventato un leader, in campo e fuori. Un esempio? Il “cinque” dato a ogni compagno, anche a quelli in panchina, dopo ogni vittoria. Le perplessità su De Sanctis (dovute soprattutto all’età) sono durate pochissimo: tempo di vederlo all’opera in allenamento e i compagni si sono subito innamorati del suo modo di fare. Garcia, a cui stavano per dare Rafael (ora vice di Reina a Napoli), ha invece voluto un portiere esperto: gli hanno portato uno dei più esperti, che dopo aver capito che il suo tempo al Napoli era finito, si è subito lanciato in una nuova sfida.

PORTA SBARRATA — Ha lasciato la Nazionale, De Sanctis, che in questi giorni poteva essere a Coverciano e invece sta preparando la sfida al suo passato, la prima in assoluto in carriera contro il Napoli, mai affrontato neanche con Juventus e Udinese. Lo sfiderà da portiere meno battuto del campionato (un solo gol subito, a Parma, in sette giornate) ma anche da portiere meno impegnato. Lo dicono i dati della Lega: Pegolo a parte (ma il portiere del Sassuolo ha giocato solo tre gare su sette), De Sanctis è quello che ha dovuto parare di meno (14 volte, due di media a partita, segue Marchetti con 15), ma quelle poche volte che è dovuto intervenire, lo ha fatto alla grande. Come a Genova, quando ha salvato la porta della Roma sullo 0-0 (tiro di Gabbiadini) prima dei gol di Benatia e Gervinho. “Non vorrei che adesso dopo un solo gol subìto in sette partite si pensasse che succede solo perché non tirano in porta”, ha detto De Sanctis dopo la vittoria di San Siro, rivendicando i suoi meriti, comunque ampiamente riconosciuti da tutti.

PERICOLI — Lo scorso anno, a Napoli, non c’erano Higuain e Callejon, ma Inler, Hamsik e Insigne sì: se li ritroverà tutti davanti all’Olimpico, lo stesso stadio in cui il 19 maggio ha vestito per l’ultima volta la maglia del Napoli. Quella sera giocò Rosati, la Roma vinse 2-1. Per lo stesso risultato non ci metterebbe una firma sola, ma due.