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Roma, Erik bimbo d’oro: la scommessa è vinta

El Coco sta trascinando la squadra con i suoi gol

Erik Lamela

ASROMA LAMELA SCOMMESSA VINTA / ASROMALIVE.IT – Walter Sabatini non dovrà dimettersi. Il suo pupillo, Erik Lamela, ha cominciato a trottare davvero, ha superato la fase e il rischio di diventare la bufala d’oro. Non è più un sublime giocatore inutile, capace solo di accarezzare il pallone con la suola, con il tacco e con la punta, per poi perdere sistematicamente il pallone e far arrabbiare mezza squadra e tutto il pubblico giallorosso. Ora – numeri alla mano – è diventato determinate, nonostante certe statistiche sul suo conto, che parlano di un calciatore che segna gol «inutili». Sarà capitato anche questo, ma ad oggi Erik è il capocannoniere della Roma, ha segnato addirittura un rete più di Klose (e del suo compagno di squadra Osvaldo). Ora quella suola viene digerita meglio, è diventata la cornice di un quadro. Sabatini – tanto ha creduto in lui – disse che si sarebbe dimesso se questo ragazzo non avesse reso per quello che era stato pagato. Ecco, appunto, pericolo scongiurato.

Lamela segna e il merito non può che essere (anche) di Zeman, che lo ha massacrato dal primo giorno di ritiro. Anche in Argentina, Erik non ha mai incantato nessuno per il numero di reti segnate e Zeman è riuscito a farlo crescere sotto questo aspetto. Primo: facendolo lavorare tanto, ottenendo pure risposte interessanti (Lamela ha ottenuto tempi migliori di Di Francesco nelle ripetute di Riscone). Secondo: sostenendo che Erik non stesse capendo niente di ciò che gli stava insegnando e che giocava spalle alla porta, cosa insolita per un calciatore offensivo, soprattutto con quelle doti tecniche. Da bello e inutile, a determinante. Uno a cui Zeman, ora, non rinuncia.

Lo scorso anno, quando si stava avvicinando il primo derby della stagione, Erik era alle prese con un infortunio alla caviglia, Sabatini stava cominciando ad andare in escandescenza (venti milioni circa per il suo cartellino e ancora non s’era visto niente) e si parlava di una sua eventuale prima convocazione per la sfida con la Lazio. Cosa che è avvenuta, ma in campo non c’è andato. Ha esordito la domenica successiva, però: Roma-Palermo, prima all’Olimpico con gol, dopo appena otto minuti. Con Luis Enrique ha mostrato doti tecniche evidenti, non la continuità che gli si chiedeva e ci si aspettava da lui. In totale, genialità solo a sprazzi, sei gol in totale (quattro in campionato, due in coppa Italia) e poi molte pause e pure un cazzottone rimediato da Osvaldo. Un gestaccio che alla lunga ha consolidato il rapporto tra i due: ora di Dani, Erik, è il fratello minore, si cercano in campo, si sorridono, si abbracciano.

Quest’anno tutt’altra musica. Ha esordito, non benissimo, con il Catania. A San Siro, alla seconda di campionato, Zeman lo ha lasciato fuori (a destra ha giocato Destro), poi si è ripreso il posto e pian piano si è imposto a suon di gol e di prestazioni sempre più zemaniane. Nelle ultime cinque partite ha messo a segno sei reti, una con l’Atalanta, una con il Genoa, due con l’Udinese, una con il Parma e una con il Palermo. Il settimo sigillo, con il Bologna, lo scorso 16 settembre. è vero, alla fine certi gol sono risultati inutili, ma Erik non ha segnato la rete della bandiera, ha sempre realizzato il vantaggio e/o il raddoppio. Definirli inutili ce ne vuole.

Davanti a lui, nella classifica dei bomber, ha solo El Shaarawy, altro ’92, che fin ora ha segnato otto reti ed è in testa tra i cannonieri. Erik, a sette, è in buona compagnia: Cavani, Di Natale e Milito, loro anche rigoristi. Venti milioni spesi bene, insomma. Applausi a Sabatini, a Zeman e a Erik. Il derby è per la consacrazione.

valerio de santis

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