CANDELA / ASROMALIVE.IT – Vincent Candela, otto anni in giallorosso, campione d’Italia con la Roma, del mondo e d’Europa con la Francia.
Domani tornerà sotto la Sud per essere acclamato dai tifosi prima di Roma-Siena.
“La Curva è una roba indescrivibile. Quando vedi tanta gente appassionata, che sostiene la squadra, è una cosa bellissima. Non è retorica o una frase fatta, è la verità. Posso esagerare?”
Prego.
“Forse nemmeno io mi rendevo conto quanto eravamo fortunati ad avere un pubblico così bello, che ci sosteneva ogni domenica nonostante tutto. Nonostante la pioggia, il freddo o il caldo. Sa, forse quando si è giovani si pensa a altro. Oggi ritengo che qualsiasi persona pagherebbe oro per giocare lì davanti. La Sud è magica”.
Nell’estate del ’99 rischiò di andare via da Roma e fu fischiato per un periodo. Quanto fu complicato riconquistare i tifosi?
“Certo, quando vieni fischiato non puoi giocare bene, ma devi essere bravo a uscirne e a tramutare i fischi in applausi come riuscii a fare io. Ma è normale, fa parte del nostro mestiere”.
Cosa ha rappresentato per lei Roma e la Roma?
“Metà della mia vita. Sono arrivato a ventitré anni e ora ne ho quaranta. Ringrazio tutti quelli che mi hanno dato questa straordinaria opportunità. I miei figli sono nati a Roma, vivo ancora qui”.
Il momento più bello?
“Non ho dubbi: lo scudetto del 2001”.
E il più brutto?
“Quando andai via, nel 2005, per andare al Bolton. Tornassi indietro non lo rifarei”.
Quello è l’unico rimpianto della sua carriera?
Lei può anche vantare di essere stato uno dei compagni preferiti di un certo Francesco Totti.
In campo parlavate la stessa lingua.
“Avevamo grande feeling, è vero, in campo e fuori. Ogni pallone che toccava era un regalo per me o per gli altri. Ci divertivamo tanto. Giocare con lui non era un lavoro, ma un piacere”.
Glielo hanno chiesto più volte, ma ci riproviamo: Totti o Zidane?
“Sono due campioni diversi. Zidane faceva meno gol, ma forse era più elegante nel portare palla. Totti è un bomber con giocate da numero dieci. Poi uno ha giocato in Francia, nella Juventus e nel Real Madrid, l’altro è rimasto a vita a Roma. Non si può fare un paragone. Posso solo dire che io ho giocato con l’uno e con l’altro. Non è da tutti”.
Un auspicio per il futuro della Roma?
Un’ultima battuta su un calciatore della Roma che gioca nel suo stesso ruolo: Dodò.
“Molto elegante, testa alta, veloce, le qualità ce le ha tutte per fare bene”
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