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AS ROMA Spalletti: “Dicevano che ero io la limitare la crescita della Roma, ma adesso della Roma non sento più parlare”

Il tecnico dello Zenit Luciano Spalletti (Getty Images)

Due campionati russi, un secondo posto, uno stipendio milionario e grandi acquisti che però non l’hanno ancora imposto all’attenzione del calcio mondiale. Luciano Spalletti da Certaldo, ogni anno, viene accostato a una importante panchina europea, ancorché italiana. La Juventus, l’Inter, il Milan. Ai tempi anche alla Fiorentina, al Real Madrid, al PSG e al Manchester City. Insomma, nonostante la Russian Premier League sia considerata – a torto o ragione – uno dei campionati minori d’Europa, l’appeal di Spalletti rimane altissimo perché le sue squadre giocano bene, ottengono risultati, nonostante nel tempo sia successo più di un incidente di percorso. Qualche lotta intestina – e non solo verbale – e il rischio ammutinamento dopo gli arrivi di Witsel e Hulk, la mancanza di risultati dell’anno scorso che quasi lo portava a rischiare il posto. Spalletti, però, rimane a San Pietroburgo con uno stipendio milionario.

E in una bellissima intervista alla pagina ufficiale dei tifosi italiani dello Zenit, si è tolto un sassolino dalla scarpa grosso come un macigno, che sembrava pungerlo a ogni passo. Il virgolettato, seppur ammettendo qualche piccolo problema in Russia per quel che concerne i risultati europei, trova il tempo per un fendente:

“Anche alla Roma si diceva che bisognava fare di più, che ero quello che disturbava la crescita della squadra. Poi, dopo quattro anni, io sono andato in altre città europee, mi sono informato, ma della Roma non ho più sentito parlare. E questo mi dispiace, mi dispiace molto. Effettivamente speravo avessero ragione i tiratori scelti, secondo i quali ero io che limitavo la crescita della squadra”.

Non propriamente una dichiarazione d’amore, ma dopo qualche anno fra Champions League e Russian Premier League, allora è giusto anche avere le proprie rivincite. La Roma ha cambiato sei allenatori in quattro stagioni, e solo Luis Enrique – seppur fra mille difficoltà per il suo projecto revolucionario di gioco – ha portato a termine una stagione, comunque fallimentare. Dunque, finora ha avuto ragione Spalletti. Chissà che Garcia non possa sfatare il fantasma del buon Luciano, che aleggia sin da Roma-Sampdoria, quando Ranieri, per un gol, perse la cappa. O quasi…

Fonte: tuttomercatoweb.com

 

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