Tra Stefano Mauri e il suo accusatore Carlo Gervasoni non c’è stato nessun confronto all’americana. Ma il confronto, seppure alternato, sì. Con i giudici della Corte di Giustizia di Figc che hanno ascoltato il pentito del calcioscommesse in due momenti, intervallati dall’audizione del capitano della Lazio, su cui la Corte presieduta da Gerardo Mastrandrea, lo scorso 16 agosto, aveva sospeso il giudizio chiedendo ulteriori indagini in merito. Mauri, giunto nella sede Figc di via Campania poco prima delle 15, e accompagnato dai suoi legali Amilcare Buceti e Matteo Melandri, è apparso come sempre sereno, nonostante stia già scontando i sei mesi di squalifica, inflitti dalla Disciplinare per l’omessa denuncia della presunta combine Lazio-Genoa, del 14 maggio 2011. «Non c’è stato nessun confronto, abbiamo la necessità di mantenere la riservatezza – ha detto Buceti, uscendo dalla sede federale -, le cose sono come dovevano andare. C’è stato lo svolgimento istruttorio stabilito dalla Corte di Giustizia». «Il presidente ha avuto la necessità di fare a Gervasoni e a Mauri alcune domande per avere dei chiarimenti rispetto alle dichiarazioni che avevano fatto», ha spiegato il legale della Lazio, Gian Michele Gentile. Il procuratore Palazzi poteva fare controdeduzioni su Mauri, la difesa del giocatore e del club biancoceleste invece sulle parole del pentito. Al centro degli interrogatori la partita con il Genoa, ma anche Lecce-Lazio, su cui il brianzolo è stato prosciolto in primo grado. «Non c’è niente di nuovo – dice Gentile -, quello che era stato scritto è stato confermato. A cosa è servito l’incontro? Per vedere se Gervasoni si era dimenticato qualcosa o voleva aggiungere qualcosa in più». La Lazio rischia qualcosa? «Credo di no, confermeranno probabilmente la decisione della Disciplinare». Il dispositivo è atteso per la prossima settimana (il collegio deve decidere se ascoltare altri tesserati, tra cui l’amico di Mauri, Alessandro Zamperini). Ma lo scandalo sul calcioscommesse non sembra arrestarsi dopo gli arresti in Singapore di quattordici persone parte di un’organizzazione internazionale. Compreso il boss Tan Seet Eng, per cui ha spiccato un mandato di arresto internazionale anche la procura di Cremona. «È una grande notizia. Dimostra che la nostra indagine è estesa a livello internazionale», ha detto il procuratore Roberto Di Martino all’Associated Press. Potrebbero esserci quindi sviluppi anche in ambito di giustizia sportiva. «Siamo sempre in contatto, il nostro rapporto è sempre molto proficuo con il procuratore Di Martino», ha assicurato invece Palazzi al termine delle audizioni di oggi.
Fonte: Ansa
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