Il designatore degli arbitri all’ultimo anno di mandato è il designatore più pericoloso, quello che nella migliore delle ipotesi è esposto ad ogni tipo di sospetti e di polemiche. Stefano Braschi, al quarto anno ed ultimo anno di mandato, è esattamente in questa situazione con l’aggravante di essere stato ai suoi tempi un arbitro spesso nell’occhio del ciclone prima di riciclarsi come dirigente di società (direttore generale del Siena, ai tempi in cui il la società toscana era una provincia dell’impero moggiano) e poi appunto come dirigente della classe arbitrale. Di più: non essendo buoni i suoi rapporti con il presidente dell’AIA Marcello Nicchi, è probabile che a giugno Braschi per rimanere nel calcio debba cercare lavoro presso un club. Insomma, la classica situazione dell’allenatore con il contratto in scadenza e delegittimato dal presidente che ha già annunciato che non gli verrà rinnovato, al di là dei nome dei successori (il più mediatico Rosetti, i più ‘osservanti’ Farina e Messina, oppure qualche carta al momento coperta). Inutile esibirsi in moviole o in riedizioni della mitica classifica alla moviola di Maurizio Mosca, il problema arbitrale del calcio italiano non risiede certo in un rigore dato o non dato ma nell’atteggiamento costantemente arrogante nei confronti di alcuni club e costantemente appecoronato nei confronti di altri. Quasi superfluo osservare che la vittima del momento è la Fiorentina, con Montella messo nel mirino da Braschi e la presenza ad ogni partita di qualche ‘colpo’ di quelli ben assestati, per far saltare i nervi. Il caso Borja Valero-Gervasoni e il caos post Parma-Fiorentina sarebbero già quasi nel dimenticatoio giornalistico se non fosse che Braschi ha premiato Gervasoni con la designazione (come addizionale) per Milan-Juventus. Secondo Paolo Casarin, che lo ha anche scritto sul Corriere della Sera, il problema è che Braschi ha scelto di avere a disposizione un gruppo troppo limitato di arbitri, 21 elementi, con la conseguenza che anche dopo polemiche furiose è costretto a ripresentare le stesse facce passando per provocatore. Secondo noi il peccato originale è che l’AIA non sia sotto il diretto controllo della Lega, cioè dell’associazione di cui fanno parte in maniera formalmente paritaria i beneficiati e i danneggiati del sistema. Lì il voto del Chievo è importante come quello della Fiorentina o del Milan, mentre con l’assetto attuale l’irresponsabilità da satellite FIGC sembra fatta apposta per sopire sul nascere ogni forma di dissenso.
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