I due anni in Russia sono stati importanti, e hanno formato il dirigente: un mondo sterminato, pochissimi arbitri, tantissima corruzione. Un lavoro capillare, per ricostruire passo passo una classe arbitrale inaffidabile. Ha ridato dignità, cacciando le mele marce. Ora Rosetti ha concluso l’avventura russa ed è tornato a Torino. Non gli spiacerebbe, certo, poter lavorare con gli arbitri di A, che conosce e stima. “Sono a disposizione” ha detto di recente, ricevendo un premio a Roma. Rosetti ha le idee chiare, e si sente pronto a prendere il posto di Braschi (che ha fatto bene in questi quattro anni): l’ex internazionale torinese considera la classe arbitrale italiana la migliore d’Europa, ci sono almeno 5-6 elementi di valore assoluto mentre le altre Nazioni ne hanno, quando va bene, uno o due (la Francia non avrà nemmeno un arbitro ai mondiali del Brasile: in l’Italia, oltre a Rizzoli, meritava anche Rocchi).
Rosetti è un uomo di campo, di regole, di disciplina, anche di dialogo. Lontano dalla politica sportiva. Di sicuro, non è a favore della moviola in campo. L’ex arbitro (che aveva ricevuto i complimenti anche della Merkel) è in ottimi rapporti col designatore europeo Pierluigi Collina ed è pronto a lavorare sodo, a tenere sotto tiro gli arbitri italiani, motivandoli. Se la scelta cadrà su di lui: ora tocca a Nicchi.
Fonte: repubblica.it
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