(P. Ziliani) – Dall’alto dei suoi 75 anni e con la valigia in mano pronto a imbarcarsi per la Costa d’Avorio (farà il ct succedendo a Lamouchi in vista del Mondiale di Russia 2018), Giovanni Trapattoni un lusso se lo concede: dire quello che pensa senza troppi giri di parole. Forte dell’esperienza accumulata come ct azzurro, e non solo, e come allenatore in ogni angolo del mondo, il Trap riproietta il film del tracollo italiano al Mundial in Brasile ed emette la sua prima sentenza: Balotelli non c’entra. “Dare addosso a lui per l’eliminazione non è onesto – spiega – non è un giocatore che ti fa perdere un Mondiale; come non è a un’espulsione (alludo a quella di Marchisio) che ti fa perdere una partita. Una partita in 10 la puoi pareggiare, a volte persino vincere. Sapessi quante volte a me è successo!”.
Però De Rossi ha parlato di “figurine” e Buffon, sul Corriere della Sera ha ribadito che i giovani, prima di vestire l’azzurro, i campi della Serie A li devono arare.
Questa è la gelosia del gruppo. Che quando le cose vanno male viene fuori, se tutto va bene resta sotto traccia. Balotelli è un talento difficile da gestire, certamente, ma non è il primo e non sarà l’ultimo. A me capitò Cassano. Prima del Mondiale in Giappone andai a colazione con lui e Totti per essere certo che non ci sarebbero stati problemi, sotto il profilo umano, a livello di gruppo. Perché a volte i problemi vanno prevenuti, anticipati. Ricordate Edmundo? Ho passato le notti, alla Fiorentina, a parlare con lui, brasiliano, e con gli argentini, Batistuta in testa, perché almeno si accettassero. Quando c’è il talento, che può farti vincere, provarci è d’obbligo.
Un lavoro che Prandelli non ha fatto?
Mi sembrerebbe strano. Prandelli è un mio ragazzo, sa bene il lavoro che facevo nella stanze come allenatore. Ma la verità è che oggi tutto è più difficile perché il mondo è cambiato. Buffon dice: quand’ero giovane io, ma dimentica che era un’altra epoca. Oggi nessuno insegna più l’umiltà, e prima di dire che è colpa di Balotelli sarebbe onesto dire che è colpa del mondo. E poi, vogliamo parlare di ‘sti cazzo di procuratori? Vi sembra che si pongano il problema di educarli, questi ragazzi? Io dico di no. E insomma, vedere oggi un Messi, campione immenso e ragazzo d’oro, a me pare un miracolo. Come lui non ne nasceranno più.
Tornando a bomba: Pepito Rossi come alternativa a Balotelli non ci stava proprio?
Nel 2006, ai Mondiali di Germania, Barzagli era l’ultima ruota del carro dopo Cannavaro, Nesta, Materazzi. Oggi, con 8 anni in più sulle spalle, è il meglio che abbiamo in difesa.
Vero. Credo che il nuovo ct, chiunque esso sia, dovrà pensarci. E innovare profondamente. Bisogna cercare. Far crescere. E ricostruire. Buffon però dice: andiamoci piano con i giovani.
Buffon è un senatore: ma lo è diventato essendo stato, a sua volta, giovane.
Non dimentichiamo che i giovani portano un’e n e rgia diversa. Certo, dovrebbero essere spavaldi e avere la testa sulle spalle. Una delle due non basta. Ma attenzione: se hai giovani a modo e non spavaldi, le partite non le vinci. Come la mia Irlanda all’Europeo 2012. Pronti-via, c’è la Croazia, l’arbitro fischia e siamo già sotto. Erano 3 punti che scottavano davvero. C’era bisogno di essere un po’ prepotenti.
Chiellini ha detto che Suarez non doveva essere punito in modo così duro per il morso. Lei è d’accordo?
L’arbitro messicano Rodriguez è stato un Moreno 2?
Perché siamo tornati a casa subito?
Vale per noi ma anche per colossi come Spagna, Inghilterra, la stessa Russia: perché eravamo spompati. Attenzione signori: qualificarsi a un Europeo o a un Mondiale è un conto, ci metti due anni, pianino pianino, ma affrontare la fase che conta con 8 undicesimi, o 15 ventitreesimi della rosa che hanno 70 partite sul gobbone non è semplice. Alla fine corrono più gli africani, i centroamericani. Che forse durante la stagione non si spremono come ci spremiamo noi.
Il nuovo ct: Allegri, Guidolin, Mancini o Spalletti?
Pronto per la Costa d’Avorio?
Sì. E ora posso dirlo: mi avrebbero voluto in panca già in Brasile, ma a me non sembrava bello che chi aveva faticato per arrivarci (Lamouchi, ndr) non raccogliesse i frutti del suo lavoro. Così ho spiegato ai dirigenti che non era giusto. Mi hanno ascoltato. Ora sono pronto.
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