(V. Pauluzzi) – In base alle prestazioni dell’ultimo anno solare, Radja Nainggolan può essere considerato uno dei migliori, se non il migliore, giocatori della Serie A. Già apprezzato in Italia da tempo, ma che l’Europa ha scoperto davvero quest’anno. Nainggolan è il prototipo del calciatore moderno. Potente fisicamente, tecnicamente a suo agio, costruttore e distruttore di gioco, assistman e goleador. Fa tutto bene.
Nainggolan è uno di quei giocatori con una difficile storia personale che lo ha forgiato e gli ha permesso di avere un carattere forte, come ha ammesso lui in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “Sono cresciuto da solo con mia madre, mio padre ci ha lasciato presto. Ci ha lasciato in una situazione precaria, non è stato facile“. Ha una sorella, Riana, attaccante della Res Roma.
Cresciuto nelle giovanili del Germinal Beerschot (un club di Anversa), viene notato dall’agente svizzero Alessandro Beltrami. A 16 anni sbarca in Italia in un club di Serie B, il Piacenza. A 17 anni arriva il debutto, ma la vera esplosione arriva tre stagioni più tardi con Stefano Pioli. La Serie B gli sta stretta ed è grazie al Cagliari che scopre la Serie A, nel quale si afferma rapidamente. Gli allenatori vanno e vengono, ma lui per 4 anni resta sempre il punto fermo dei sardi. I top club italiani lo mettono subito nel mirino, ma è la Roma a sbaragliare la concorrenza: prestito con diritto di riscatto della comproprietà per la cifra di 9 milioni (ne serviranno altri 10 per acquisire completamente il suo cartellino a fine stagione).
Nainggolan ha il vento in poppa e la sua vita professionale è sbocciata, sia da un punto di vista individuale che collettivo. Tuttavia, questa irresistibile ascesa è segnata da tratti che si trasformano in eccesso. I tatuaggi a bizzeffe e la sua cresta particolare fanno ormai parte dei classici del calcio moderno. Difficile invece da ignorare la sua iperattività su Twitter. Provocatelo, insultatelo, e lui risponderà. Se scegliere il tema Juve-Roma sarà un gioco da ragazzi. “testa di c….”, “vai a f……” o “tifoso di m….”. Un’antologia di insulti che però non sembra preoccupare la Roma.
Fonte: sofoot.com
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