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QUOTIDIANO NAZIONALE Lotito, un impero tra ombre e contestazioni: dalla Lazio alla Salernitana, passando per la Figc

De Martino Lotito

«Allora n’hai capito, t000 (te lo) spiego io…». E’ il tipico intercalare di Claudio Lotito, accento e gestualità alla Carlo Verdone, tono appassionato con arrotondatura romana e, va riconosciuto, una certa profondità concettuale. Infaticabile, logorroico, ruvido, polemico, arrogante, sveglio, prepotente, preparato, utile, prezioso, insopportabile, despota. Aggettivi che cambiano forma e contenuto a seconda degli interlocutori: gli alleati se lo coccolano per amor di convenienza, i nemici vorrebbero abbatterlo come si fa con il capo di un regime. Ma il calcio italiano è davvero nelle sue mani? In Figc spadroneggia. Dalla tuta azzurra a Bari, agli show con i giornalisti. «Damme ‘e chiavi dell’ufficio», sibila verso la portineria di Via Allegri, nel giorno del summit Conte-Tavecchio. In quell’ufficio, è lui a progettare il calcio del futuro, modificare norme e altro ancora.

Aneddoto: il 21 novembre scorso, la Figc cambia le regole sugli extracomunitari. Nella sala conferenze, di fronte ai giornalisti, Tavecchio e Lotito. Il primo parla cinque minuti, il secondo più di un’ora. Niente male per un consigliere federale. D’altra parte, è noto, il Grande Tessitore dell’elezione di Tavecchio è lui. E il Grande Tessitore della riconferma di Beretta in Lega di A è sempre lui. «C’ho 18 club dalla mia», dice nella telefonata con Iodice. E quel«Beretta conta zero», di riflesso indica chiaramente chi sia l’uomo di potere. Conquistato anche sul campo però: è lui il protagonista del vantaggioso accordo sui diritti tv dei club. Quando parla della Lazio, ripete spesso: «La squadra ha valori che non sono solo agonistici e atletici, ma anche di carattere morale. Noi dobbiamo dare l’esempio». Giusto. Ma l’incrocio di un concetto condivisibile, stride un po’ con gli inciampi nella giustizia. Nel 1992 viene arrestato per una vicenda di appalti della regione Lazio. Manager rampante, in breve tempo diviene il re delle imprese di pulizie. Nel 2004 prende la Lazio e commenta: «L’ho presa al suo funerale, ora è in coma irreversibile, spero di renderlo reversibile». Sul piano imprenditoriale è abile. Club con struttura snella — fa tutto lui con il fido Tare — buoni risultati sportivi, bilanci in ordine. Nell’estate 2006 pee), finisce nel fango di Calciopoli. Nei vari gradi di giudizio del processo sportivo, passa da 3 anni e mezzo a 4 mesi di inibizione. Nel marzo 2009 è condannato a due anni in primo grado per aggiotaggio, in appello prende 18 mesi e successivamente gode della prescrizione. Nel novembre 2011, processo penale a Calciopoli, è condannato in primo grado a 1 anno e 3 mesi, in appello si salva con la prescrizione del reato di frode sportiva. Negli anni pero, acquista sempre più potere. Prende la Salernitana nel 2011 e sono incessanti i rumors secondo i quali la sua ombra si sarebbe allungata su altri club: Bari, Samb, Parma.

Fonte: quotidiano nazionale

edwin iacobacci

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