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CORRIERE DELLA SERA Vincere all’inizio non è decisivo, perdere può esserlo

Serie A

Non sono più i calendari di una volta e forse è un bene. Quando si scrivevano a mano si stava attenti che le grandi partite cadessero tra fine ottobre e fine aprile. Si riducevano al minimo le serie troppo pesanti di chiunque, si dava a tutti una partita di respiro. Da quando si è deciso che tocca al computer tirare a sorte e che l’estrazione deve essere praticamente cieca, le sorprese si sono moltiplicate. Oggi Roma-Juventus arriva addirittura in agosto, tra un mese esatto, quasi impossibile pensarlo ora che l’Italia si sta mettendo in vacanza. Si può divagare dicendo che il calendario è un fuoco fatuo tanto gli avversari vanno sempre incontrati tutti. Ma non è così vero.

Il calendario è fondamentale per partire bene e partire bene è fondamentale per vincere.Negli ultimi 40 anni nessuna squadra che ha vinto il campionato ha perso la prima partita. Mentre almeno una squadra che era in zona retrocessione dopo 5 giornate, è poi retrocessa davvero. È vero che né Roma-Juve alla 2ª giornata né Inter-Milan alla 3ª saranno delle finali, il loro campionato proseguirà comunque. Ma cosa si dirà degli sconfitti? Quanto tempo impiegheranno a riprendersi? Quante polemiche apriranno? Pensiamo al derby di Milano: due tecnici nuovi, due squadre rifatte e una che viene subito derisa, un tecnico che smentisce subito le promesse, che perde magia. Si va molto oltre il valore dei punti, si rischia un buon angolo di stagione. In generale sembra per tutti un calendario preoccupato di soddisfare le televisioni. C’è una grande partita ogni domenica, da Fiorentina-Milan al primo turno, a Milan-Roma il 15 maggio. È uno scintillio merito anche del nuovo equilibrio. Sono cresciute le buone squadre, quindi aumentano i presunti scontri diretti. Visto oggi il calendario sembra l’ordine intelligente di un buon movimento, un calcio che ha ritrovato i suoi riferimenti storici (Inter e Milan) e a cui ne ha aggiunti di nuovi. Impressioni che andranno confermate. Anche la bellezza di un calendario senza vuoti come questo finisce quando comincia il calcio vero. A riportarlo è il Corriere della Sera.

giovanni parisi

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giovanni parisi

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