Fu un colpo di fulmine, un breve grande amore. Nell’estate 2011 la Roma giallorossa, elettrizzata dalla nuova proprietà Usa, grazie alla voglia di scommessa dell’allora d.g. Baldini, accolse come un re quello che era considerato il delfino di Guardiola. Luis Enrique conquistò subito tutti, anche perché dava l’illusione che un pezzo di Barcellona fosse approdato per iniziare una contaminazione genetica dalle prospettive gloriose. Insomma, un sogno, tanto più che l’allenatore asturiano in ritiro sembrò solare, cortese ed anche atletico almeno quanto i suoi giocatori.
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