E’ forse nel dna della Roma trasformare una serata che poteva diventare storica in una grande delusione. E allora, in questi casi, la domanda è d’obbligo: da dove si riparte? Probabilmente dal mancato 5-4 di Hernandez che avrebbe avuto, quello sì, le sembianze del disastro e dalle tre note liete: Pjanic, De Rossi e Gervinho.
Sì, proprio l’ivoriano che a giugno era stato il primo calciatore ad esser stato ceduto. L’ex Arsenal, nel ruolo di centravanti (atipico) è tornato agli antichi splendori del primo anno di Garcia. E vicino a lui, può avvalersi di un Pjanic mai così decisivo. Cinque gol in stagione (miglior marcatore della Roma), quattro su punizione (su sei tentativi verso la porta avversaria). Una sentenza per i portieri avversari. Ma il bosniaco non si ferma qui, perché ormai tutto il gioco passa per i suoi piedi. Anche l’altra sera a Leverkusen, oltre alla magia su calcio piazzato, ha dispensato due assist per altrettanti gol. Nelle ultime tre gare disputate, Miralem ha trovato sia la rete che l’assist. Responsabilizzato, sicuro in qualsiasi cosa fa, è divenuto il faro dei compagni.
Quello di Garcia, invece, rimane De Rossi. E non soltanto per la storia del pizzino che tra l’altro è risultato indigesto, vista la reazione nervosa del nazionale azzurro contro la panchina dopo il pareggio del Leverkusen. Senza volerlo, nel post-gara Rudi è scivolato in un lapsus (“Il capitano c’è in questo momento ed è in grande forma, è stato eroico visto che ha giocato anche con un problema alla coscia”) che più di qualche tifoso sui social non ha mancato di sottolineare, ribadendo come il capitano sia uno e si chiami Totti. Ma stavolta quello del francese era un semplice attestato di stima per il centrocampista reduce da tre gol in due partite. A proposito del tecnico, contravvenendo alle abitudini post-match, quando è solito rimandare il colloquio con la squadra al giorno seguente, l’altra sera ha fatto un’eccezione. Rudi, infatti, si è chiuso con i calciatori negli spogliatoi per cinque minuti scarsi dove ha ribadito l’insoddisfazione per il calo di concentrazione finale e rimarcando come a questi livelli le gare durino 95 minuti. Poi ieri, dopo il consueto colloquio con la dirigenza (dove nell’analisi del 4-4, oltre agli errori ritenuti risolvibili, è stata però evidenziata l’ora di gioco che ha soddisfatto sia Sabatini che Baldissoni) visione del video della partita, con la testa già proiettata a Firenze dove potrebbe rivedersi Dzeko dal primo minuto. Il dubbio che accompagnerà il tecnico in questi giorni è soprattutto il compagno di reparto da affiancare a Manolas. Castan è in ritardo di condizione mentre Ruediger continua a palesare evidenti limiti tecnici. A riportarlo è l’edizione odierna de Il Messaggero.
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