È un’Italia diversa da un anno a questa parte, l’ultima del 2014 si è esibita a Genova, si affrontava l’Albania, tutto era ancora in piena fase di sperimentazione; oggi si chiude il 2015 contro la Romania qui a Bologna. Era diverso soprattutto Conte che, in quella sera di Marassi aveva sbottato contro colleghi allenatori, Figc, facendo capire che in Nazionale non si poteva lavorare, pronunciando quel famoso «mi giro e sono solo». Pensando un po’: ma chi me l’ha fatto fare. Oggi? Sorride, è felice, ma il futuro prova a nasconderlo ancora. «Se tornassi indietro rifarei questa scelta», ammette. Questo non vuol dire che resterà azzurro. Però il compito comincia a piacergli. «Oggi sono entrato a pieno nel nuovo lavoro, non ero abituato. Mi è servito tempo per studiare le dinamiche, dove e come intervenire. Ho capito pure certe situazioni politiche, sulle quali non sono mai stato un’eccellenza. Ho deciso di concentrarmi solo sul lavoro: testa bassa e pedalare. Qui in azzurro ho imparato ad apprezzare calciatori che nemmeno conoscevo. Posso dire di essere soddisfatto della scelta che ho fatto. Sì, la rifarei”.
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