Dev’essere una questione di colori. Fino a qualche anno fa, del resto, soltanto i giardinieri del Coni conoscevano il colore dei seggiolini dello stadio Olimpico. Celesti, verdi, bianchi? I tifosi potevano giusto provare a ricordare: perché chi andava allo stadio stendeva un foglio di carta a copertura; e chi guardava la partita dalla tv vedeva solo una distesa di sciarpe e bandiere giallorosse o biancocelesti. Nessun centimetro libero. Ora, invece, il quadro si è completamente ribaltato. E tutti sanno bene che l’Olimpico è foderato di azzurro, e venato di giallo: chi continua ad andarci, d’altronde, è ormai circondato da sedili vuoti; e chi è rimasto (o si è seduto) sul divano può registrare l’allargarsi di smisurate fette di blu non occupato. È la realtà: allo stadio si va poco, e comunque molto meno rispetto al passato. Ne soffre l’atmosfera e, allungando lo sguardo al futuro, a risentirne saranno di sicuro i risultati delle squadre. Perché se è vero che la Juventus ha vinto quattro scudetti anche grazie alla partecipazione dei supporter, non è falso ipotizzare che la Roma e la Lazio viaggino nella turbolenza pure per una «carenza d’affetto» così pronunciata.
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