(F. Bocca) Per uno scherzo del caso o per una losca congiura de palazzo, non si sa precisamente, Juventus-Roma arriva subito dopo che la Juve ha eliminato la Lazio dalla Coppa Italia. Mettendo in campo, tra l’altro, nemmeno la Juve A, ma addirittura la Juve B, stranissimo mix tra un’onta insopportabile e una bella fortuna.
La misurazione di Roma e Lazio così, già in periodo decisamente infausto, avviene tramite una storica nonché detestatissima rivale. Che sembrava, proprio a Roma a fine agosto, essere arrivata al capolinea: i gol di Pjanic e Dzeko avevano segnato la fine della Juventus e la nuova alba radiosa della Roma americana. Un bel 2 a 1 alla squadra tricampione d’Italia, tié. Averlo mai detto e anche solo pensato, la terza squadra di Roma — eh già, ci sono ben 25 club bianconeri più o meno ufficiali nella capitale e qualche decina di migliaia di tifosi — si è ripresa tutto il bottino di guerra e pure con gli interessi. Mentre la Roma ricorda con un brivido i tempi dei violini di Garcia a Torino, chiede un piano di emergenza giallorossa a Cincinnato Spalletti, e la Lazio si interroga filosoficamente “ma perché non ci siamo presi Zaza invece di Djordjevic e Klose?”, si dispera ormai che le ricerche di Dzeko e Pjanic da parte della protezione civile — ultimi avvistamenti proprio la sera del 30 agosto 2015 — possano dare esito positivo.
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