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IL MESSAGGERO Occasione per due

Chiellini e Pjanic

(U. Trani) – La distanza, 12 mesi dopo, non è cambiata: 7 punti. Le ambizioni sì, al punto che stasera la sfida non è più da finale scudetto. Perché l’unico punto di contatto tra laJuve e la Roma prima del posticipo allo Stadium è lontanissimo. Un anno fa, alla stessa giornata del torneo, entrambe viaggiavano più forte e senza avere rivali. Oggi hanno tutt’e due 7 punti in meno, ma in corsa sono rimasti solo i campioni d’Italia. E se nella stagione scorsa, complice il mercato sbagliato di gennaio (nel timing e nella scelta dei rinforzi) come ammesso da Sabatini, i bianconeri certificarono la loro superiorità proprio nel mese di gennaio (in 3 settimane presero il largo, da più 1 a più 7, e inquadrarono nel mirino il 4° titolo di fila), adesso si dedicano al Napoli, avanti 2 punti, e non più ai giallorossi che, scivolati al 5° posto, non hanno saputo approfittare della partenza impacciata del gruppo di Allegri.

RIMONTA E DELUSIONE – La Juve, con 10 vittorie consecutive in campionato, è tornata protagonista. La Roma, invece, è crollata: solo 1 successo nelle ultime 11 gare (comprese 3 nelle coppe). Pallotta ha dovuto cambiare allenatore: via Garcia e dentro Spalletti, il 5° tecnico dell’éra Usa. Agnelli ha invece sostenuto il suo tecnico nel momento delicato e ha avuto ragione. Ma proprio dal comportamento diverso dei due club nei confronti dei rispettivi allenatori è nato il rendimento delle due squadre in questa stagione. Il francese è stato delegittimato a giugno dal presidente, Allegri invece ha partecipato al rinnovamento della formazione capace di vincere 4 scudetti di fila. Ceduti Pirlo, Vidal e Tevez (e Coman), ecco Neto, Rugani, Dybala, Khedira, Mandzukic, Alex Sandro, Cuadrado, Hernanes, Lemina e Zaza. Il trapianto ha avuto l’effetto desiderato. La Roma, invece, non è riuscita a migliorare la rosa che, per 2 anni di fila, è stata seconda dietro alla Juve (sempre a 17 punti, però). Gli acquisti di Szczesny, Ruediger, Digne, Salah, Vainqueur, Iago Falque e Dzeko non hanno finora retto il confronto. Il gap, comunque, è nella programmazione. I bianconeri parlano italiano. Il blocco storico, in difesa, è alla quinta stagione: Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini. E a loro va aggiunto Marchisio. Anche i ricambi sono di casa nostra: Rugani, Sturaro, Padoin e Zaza. In lista d’attesa pure Berardi, Mandragora e Sensi. I giallorossi hanno il dna straniero. Stasera solo 2 italiani saranno titolari: De Rossi e Florenzi.

DOPPIO TABU’ – La Juve non sbaglia quasi mai allo Stadium contro le big: 20 successi, 1 sconfitta e 1 pari (contro l’Inter rispettivamente di Stramaccioni e Mancini). Spalletti debutta invece in questo impianto, dove la Roma è sempre caduta: 5 sconfitte su 5 visite (1 in coppa Italia) e 17 reti subite. E vorrebbe farlo interrompendo la striscia personale negativa: in 20 partite contro i bianconeri (pure da tecnico del Venezia, dell’Empoli, della Sampdoria e dell’Udinese), non ha mai vinto in campionato. L’unico successo, da giallorosso, in Coppa Italia. Ci proverà con il sistema di gioco, il 3-4-2-1, più simile a quello dell’altro toscano della serata che ormai ha virato sul 3-5-2. Ma Allegri, recuperando Barzagli (e magari inserendo Cuadrado per Lichtsteiner), potrebbe tranquillamente difendere a 4.

RIBALTONE IMPIETOSO – Il 28 ottobre, cioè solo 3 mesi fa, la Roma diede forza, battendo l’Udinese all’Olimpico, al suo primato, conquistato al Franchi contro la Fiorentina. Lo stesso giorno la Juve cadde per l’ultima volta in questo torneo, a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Garcia guardò dall’alto Allegri, finito al 12° posto. Giallorossi a quota 23, bianconeri a 12 e più vicini alla zona retrocessione, al Bologna terzultimo con 6 punti, che al podio Champions, con l’Inter, il Napoli e la Fiorentina già a 21.

Impressionante il distacco: 11 punti. In 10 partite la situazione è completamente cambiata. La Juve ha recuperato alla Roma, grazie all’en plein fatto dal derby in poi, 18 punti. E l’ha staccata. Così stasera rischia davvero di essere l’ultima chiamata.
edwin iacobacci

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