Simone Perrotta, anche lui è arrivato alla soglia dei 40 anni. Simone si definisce calabrese, ma è nato ad Ashton-under-Lyne in Inghilterra, come Jimmy Armfield e Geoff Hurst. E come agli altri, campioni del mondo, hanno dedicato una statua. “È stato mio zio che vive ancora lì a dirmelo. Strano che non mi abbiano avvertito. I miei figli sono rimasti sorpresi davanti a quelle dei giocatori dell’Arsenal. E lì ho pensato: “Ma ce l’ho anch’io…” dice l’ex giallorosso intervistato da Di Dio su Il Giornale.
Cosa le manca del calcio?
“Lasciare è stata una mia scelta. Sarei potuto andare negli Usa, ma ho rinunciato perché avrei danneggiato la mia famiglia in un momento particolare e in Italia avrei giocato solo nella Roma. Mi manca l’atmosfera dello spogliatoio”.
Mai pensato alla dirigenza?
«La Roma, quando non mi rinnovò il contratto, mi propose un ruolo da trait d’union fra squadra e società, ma avevo già preso l’impegno con Tommasi in Assocalciatori e se dovevo girare il mondo, avrei voluto farlo quando e con chi volevo».
Ora Totti è dietro la scrivania.
“Sono sorpreso dalla cravatta, non la portava mai. Vederlo in questa veste dà prestigio al club, se Francesco entra nello spogliatoio fa capire cosa vuol dire essere un calciatore della Roma. Avrei voluto vedere anche Del Piero e Maldini in questo ruolo”.
Va allo stadio?
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