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Report Juventus: il servizio sui rapporti tra società e tifosi

Tifosi Juventus @ Getty Images

Nella puntata trasmessa ieri sera da Report – la prima della nuova stagione del noto programma di giornalismo investigativo di Rai 3 – è andato in onda un servizio firmato da Federico Ruffo su un’inchiesta di cui si parla ormai da giorni. Quella che ha riguardato i rapporti tra la dirigenza della Juventus e la tifoseria organizzata del club bianconero, rapporti per cui un anno fa la corte sportiva federale squalificò per tre mesi il presidente Andrea Agnelli e multò la società per 300.000 euro. Una puntata, quella di “Report”, che ha sfiorato i due milioni di spettatori ottenendo il 7.9% di share.

 

Come riporta il sito “Il Post.it”, “l’inchiesta sportiva aveva fatto molto discutere perché si era intrecciata – senza coinvolgere nessun dipendente della Juventus – con quella della procura di Torino sulle attività di una cellula della ‘ndrangheta particolarmente presente nella zona settentrionale del Piemonte”.

Sempre secondo l’articolo de “Il Post.it”, “Report ha cercato di ricostruire le vicende collegate alla morte di un tifoso ed ex collaboratore della Juventus, Raffaello Bucci, suicidatosi il 7 luglio del 2016, un giorno dopo essere stato interrogato in procura a Torino per le presunte infiltrazioni della ’ndrangheta nel tifo organizzato juventino. Sulla sua morte è stata aperta un’indagine che è tuttora in corso.

Il servizio andato in onda lunedì sera, della durata di circa un’ora, inizia raccontando la comparsa nella curva dell’Allianz Stadium di Torino nel 2013 di uno striscione — “I Gobbi” — che secondo la procura piemontese avrebbe rappresentato il primo segnale della presenza nel tifo organizzato juventino della cosca ndranghetista Pesce-Bellocco di Rosarno, capeggiata da Saverio e Rocco Dominiello (padre e figlio) dopo un accordo con gli altri cinque gruppi organizzati presenti in curva. Bucci fu per anni uno dei membri più importanti di uno di questi cinque gruppi: i “Drughi”. Fra le mansioni di Bucci all’interno del gruppo c’era il bagarinaggio, pratica considerata reato amministrativo che frutta tuttora al gruppo decine di migliaia di euro di provenienza illecita in occasione delle partite della Juventus”.

 

“Nel 2015 Bucci – prosegue l’articolo de “Il Post.it” -, fu assunto dalla Juventus come “vice supporter liason officer”, una sorta di collegamento tra la tifoseria, di cui faceva parte da tempo, e il club. Nel corso delle indagini sulla sua morte è emerso inoltre che collaborava con i servizi segreti, i quali indagavano a loro volta su infiltrazioni estremiste nel tifo calcistico organizzato. Secondo le testimonianze della sua compagna, e stando anche alle intercettazioni telefoniche del capo della sicurezza del club, Alessandro d’Angelo, nelle ore precedenti al suicidio Bucci era “terrorizzato” dalle reazioni che il suo interrogatorio in procura avrebbe potuto causare in alcuni esponenti del tifo organizzato juventino. Una perizia fatta sul suo corpo dopo la morte indicherebbe inoltre la presenza di traumi e ferite sanguinanti estranee alle dinamiche del suicidio, avvenuto lungo un viadotto dell’autostrada A6 all’altezza di Fossano, ai piedi del quale venne ritrovato il corpo.

La puntata prosegue poi aggiungendo testimonianze sulle vicende collegate alla morte di Bucci e ricostruisce l’’inchiesta sportiva già passata in giudicato, illustrando i metodi con cui il tifo organizzato juventino era solito introdurre striscioni e altri materiali non autorizzati all’interno dell’Allianz Stadium in accordo con il capo della sicurezza del club, le cui azioni, come testimonia l’inibizione di tre mesi dai campi sportivi, erano nota anche al presidente Andrea Agnelli. Nonostante Report lo abbia sostenuto, però, non è stato dimostrato che la società fosse al corrente dell’introduzione di due striscioni durante un derby di Torino con cui il tifo organizzato juventino fece ironie sulla tragedia di Superga, l’incidente aereo del 1949 nel quale morì l’intera squadra del Torino”.

Questo servizio di Report si può rivedere integralmente a questo link

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Francesco Del Vecchio

Laureato in “Teorie della prassi cognitiva e comunicativa” con tesi di critica letteraria dal titolo “Uno, nessuno e centomila Federico De Roberto. Una lettura girardiana”, non ho resistito al richiamo del pallone. Cresciuto a pane, Subbuteo e Championship Manager, unisco la passione per la scrittura a quella per il calcio. Ho iniziato a lavorare su Internet ancor prima che nascesse Facebook, ma sono meno conosciuto di Mark Zuckerberg: meglio così, sono un tipo riservato.

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