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Roma, Ranieri soddisfatto: “Il pareggio ci può stare”

Ranieri @ Getty Images

La Roma lascia San Siro con un punto in più in classifica, un risultato che Ranieri accoglie di buon grado, per quello che la sua squadra ha messo in mostra in campo. Ecco le sue parole ai microfoni di Sky Sport, riportate da “Asroma.com”.

Si poteva capitalizzare di più?

“Eravamo venuti qua per cercare di vincere, come mi piace che facciano le mie squadre. Potevamo capitalizzare più, contrattaccare meglio nel secondo tempo, ma eravamo troppo schiacciati in alcune occasioni e l’Inter è stata brava a non farci ripartire. Venire qui a San Siro, prendere un punto e cercare di vincerla fino all’ultimo ci può stare”.

Nella ripresa forse c’è stato un calo fisico?

“L’Inter è una delle squadre che fa più gol negli ultimi 15 minuti. Abbiamo risposto come potevamo. Non so se è stato calo fisico, parlerò con i ragazzi. Io ho chiesto loro di giocare senza paura, per far vedere che ci siamo”.

Cosa è successo nel gol di Perisic?

“Ne avevamo parlato, Vecino era l’uomo che si inseriva sempre senza palla e doveva seguirlo sempre un centrocampista, in questo caso Cristante. Purtroppo è capitato”.

La Roma sembra una squadra consapevole ora. Cosa è cambiato?

“Io chiedo ai ragazzi di essere squadra. Se troviamo la forza, le nostre qualità non sono poche. Abbiamo sugli esterni gente molto brava. Dopo pochi minuti ho cambiato: avevo Pellegrini dietro a Dzeko, ma loro ci facevamo male tra le linee e ho preferito abbassarlo e giocare con il 4-3-3”.

Che differenze ci sono tra il calcio che lei ha vissuto all’estero e quello che c’è in Italia?

“Io credo che sia la pressione psicologica a bloccare i nostri calciatori e i nostri allenatori. Lì c’è molta meno tattica, ma quando vanno in campo corrono di più. È questo il loro segreto, allenarsi sempre mille all’ora e giocare sempre così. Vi faccio un esempio: quando ho vinto la Premier League la maggior parte dei miei giocatori non abitava a Leicester e tutti i giorni si dovevano fare tanti chilometri, chi da Londra, chi da Manchester. Pensate cosa accadrebbe qui in Italia con una situazione simile. Lì c’è meno stress psicologico, giochi la partita e ti pesa di meno tutto”.

Francesco Del Vecchio

Laureato in “Teorie della prassi cognitiva e comunicativa” con tesi di critica letteraria dal titolo “Uno, nessuno e centomila Federico De Roberto. Una lettura girardiana”, non ho resistito al richiamo del pallone. Cresciuto a pane, Subbuteo e Championship Manager, unisco la passione per la scrittura a quella per il calcio. Ho iniziato a lavorare su Internet ancor prima che nascesse Facebook, ma sono meno conosciuto di Mark Zuckerberg: meglio così, sono un tipo riservato.

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