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Pastore @ Getty Images

Pastore non ci sta: il calciatore della Roma si sfoga in un’intervista a France Football: “Facile insultarmi quando sono infortunato”.

Queste le parole di Pastore, ieri utilizzato da Fonseca nel secondo tempo di Lazio-Roma con risultati non proprio eccezionali, riportate dal sito internet del “Corriere dello Sport“.

Sulle sue caratteristiche, tipiche dei vecchi “numeri 10″…
“Molte persone me lo dicono. Anche mio padre. Quando parliamo, mi dice: “Se avessi giocato in quel tempo, saresti stato il migliore. Ho visto partite di quei tempi. Il gioco era molto più lento, si lavorava meno sulla tattica in determinati momenti delle partite. C’era più qualità tecnica nei giocatori. Era più importante, e non necessariamente la loro prestanza fisica o il numero di chilometri che correvano”.

Sulle statistiche…
“Sai, a volte puoi avere il 99% di passaggi riusciti, ma nessuno crea un’opportunità gol. Ho parlato molto con coloro che si sono occupati delle statistiche del PSG. Abbiamo discusso della questione. Volevano a tutti i costi  aumentare il mio rapporto di passaggi riusciti”.

Sul suo stile di gioco…
“Il mio stile di gioco, o ti piace o lo odi. È così. E quando non mi sento bene fisicamente non gioco bene, ed è più facile insultarmi. È ovvio, non posso nascondermi. Al contrario, quando tutto va bene, tutto scorre liscio. Posso passare dal peggior giocatore al migliore in pochi istanti”.

Alcuni dicono che tu sia lento nel gioco…
“La gente non capisce che far andare la palla veloce rende un calciatore veloce alla fine, giusto? La velocità di gioco non sta solo nella corsa. È soprattutto accelerare il gioco. Puoi essere il ragazzo più veloce del mondo ma se non sai cosa fare con la palla alla fine sei un giocatore lento che rallenta la sua squadra”.

Ora con l’arrivo di Mkhitaryan la concorrenza per Pastore aumenterà: vedremo se Fonseca gli darà ancora fiducia.

Francesco Del Vecchio

Laureato in “Teorie della prassi cognitiva e comunicativa” con tesi di critica letteraria dal titolo “Uno, nessuno e centomila Federico De Roberto. Una lettura girardiana”, non ho resistito al richiamo del pallone. Cresciuto a pane, Subbuteo e Championship Manager, unisco la passione per la scrittura a quella per il calcio. Ho iniziato a lavorare su Internet ancor prima che nascesse Facebook, ma sono meno conosciuto di Mark Zuckerberg: meglio così, sono un tipo riservato.

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