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.Dzeko si confessa a 360°, dal Barcellona al Liverpool. E sulla fascia da capitano…

Dzeko @ GettyImages

NOTIZIE AS ROMA DICHIARAZIONI DZEKO – L’attaccante giallorosso Edin Dzeko si confessa al portale ‘theathletic.com‘. Il centravanti bosniano ha affrontato tanti temi di mercato e non solo, tra passato, presente e futuro.

Dichiarazioni Dzeko

Come vivi i post gara?
Non dormo mai dopo le partite. Troppi pensieri, troppi pensieri su tutto. Anche dopo una grande vittoria. Dopo ogni partita, puoi fare analisi, che sia una vittoria o che sia una sconfitta. Magari c’è stata qualche occasione in cui avrei dovuto segnare e non l’ho fatto e penso a come avrei potuto fare.

Sulla partita contro il Barcellona.
I miei amici mi chiesero biglietti prima dell’andata. Dopo il 4-1, tutti pensavano fosse finita. Quelli che avevano i biglietti sarebbero venuti all’Olimpico, anche se probabilmente alcuni di loro non volevano più farlo.

Sulla semifinale contro il Liverpool
Gli abbiamo regalato la prima partita, concedere 5 gol fu amaro per noi. Forse è stato per la pressione, non lo so. Iniziammo molto bene, Aleks prese la traversa. Ma dopo il primo gol cambiò qualcosa, sembrammo quasi non pensare al ritorno, al fatto che avevamo due partite.

Sulla fascia da capitano
Tutto cambia, è la vita. Non ho rubato niente a nessuno, è una cosa naturale. Sono l’unico calciatore rimasto rispetto a 5 anni fa. È un privilegio per me arrivare dopo Totti e De Rossi, che sono le più grandi leggende non solo della Roma ma anche in Italia. È una responsabilità ancora maggiore. Avevo 30 anni quando sono arrivato, l’anno prossimo ne avrò 34. Mi sento pronto.

Sulle critiche ricevute
È il calcio, bisogna abituarcisi. Capisco che a volte tu segni un gol e tutti ti amano. Poi non segni per 3-4 partite e quasi tutti ti odiano. Direi che è naturale. Forse è difficile per alcuni giocatori, specialmente i più giovani. Per loro la pressione è maggiore. Per esempio, sono sicuro al 100% che non è la stessa cosa  fischiare me o fischiare giocatori più giovani come Kluivert. È molto più difficile per loro. Li chiamo i miei bimbi, perché, sono 14 anni più vecchio di loro.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Michele Spuri

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Michele Spuri

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