Nello scorso fine settimana, alcuni gruppi delle due tifoserie hanno bloccato l’autostrada A1 dando vita a degli scontri da guerriglia
In questi giorni il calcio italiano è stato scosso dagli scontri tra i tifosi di Napoli e Roma che hanno bloccato l’autostrada A1 nella mattinata di domenica. Le due squadre erano sulla strada per raggiungere rispettivamente Genova e Milano per le partite in trasferta di Serie A. I due gruppi sono entrati in contratto ad un autogrill, dove hanno dato vita a una vera e propria guerriglia, bloccando le carreggiate.
La questione ha subito creato grande dibattito, con il tema della sicurezza e degli ultras che è tornato alla ribalta delle discussioni. La più importante è attesa in questi giorni, con le autorità che decideranno cosa fare ad entrambi i gruppi di tifosi. Le ipotesi sono tante e visto che il tema è piuttosto delicato, le prospettive vanno verso una punizione dura per scoraggiare altri episodi simili.
Già in passato il tema della sicurezza negli stadi e fuori ha fatto molto discutere in Italia, con gli scontri tra tifoserie che sono state al centro delle pagine di cronaca di tutti i giornali nazionali. Impossibile, infatti, dimenticare Ciro Esposito così come Antonio De Falchi, tifoso romanista ucciso dai tifosi milanisti il 4 giugno 1989.
Della questione è stata discussa anche su TvPlay, canale Twitch di calciomercato.it, dove è intervenuto Tancredi Palmieri. Il giornalista ha condannato l’accaduto puntando il dito sulle istituzioni.
In diretta, Palmieri ha affermato: “Quello accaduto tra i tifosi del Napoli e della Roma è incredibile. Nessun arrestato. Ma di cosa stiamo parlando, siccome non stiamo parlando del morto per un miracolo. Non puoi bloccare un paese, qui siamo alla negazione della civiltà. Sono stufo di voler giustificare all’estero perché in Italia facciamo sempre le cose in maniera differente. Vale per tutto, non per le due tifoserie in questione. Vale per gli interisti, milanisti e tanti altri. Non ne facciamo un discorso di campanilismo. Vuoi fare una cosa? Chiudi il settore ospite, vuoi scommettere che la tifoseria avversaria non si presenta perché non può esporre il suo vessillo. Nella mentalità ultras se non ti fanno esporre il vessillo tu non entri nello stadio, loro vogliono esporre il vessillo. Facendo in questo modo tu limiti quantomeno l’entrata del settore organizzato. Storicamente l’approccio politico delle autorità in Italia è un approccio di contenimento, mai di immediata repressione. Dunque è inutile pensare che siamo l’Inghilterra o il Brasile, non siamo quello. Se devo parlare realisticamente, al tifo organizzato di Napoli e Roma nessuna trasferta per tot partite“.
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