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Il presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, ha detto la sua su alcune delle questioni più urgenti del calcio mondiale

Nel corso di un’intervista concessa al quotidiano inglese The Guardian, il presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, ha sviscerato alcuni temi caldi dell’attuale panorama calcistico mondiale.

Partendo dal Fair Play finanziario, passando per la minaccia saudita, giungendo alla Superlega, Ceferin risponde senza filtri, restituendo la propria visione del contesto creatosi negli ultimi mesi.

Fair Play Finanziario fallace? Non secondo Ceferin

Impossibile non affrontare immediatamente il tema del FFP, per capire se il presidente sloveno consideri lo stato attuale delle cose, favorevole anche al netto della presenza di alcuni colossi economici difficilmente arginabili: “Penso che il fair play finanziario funzioni bene. Abbiamo limitato i club a spendere il 70% dei loro ricavi in stipendi, trasferimenti e agenti. Ma devi sapere una cosa: il nostro quotidiano principale ha l’1% del tuo numero di lettori. Come si implementa il fair play finanziario nel mercato dei media? I mercati sono mercati ed è impossibile fare qualcosa in cui un club sloveno si trovi allo stesso livello finanziario o simile a quello dei club inglesi. 

Il presidente continua: “È difficile ridurre il divario tra il grande e il piccolo, ma possiamo impedirne la crescita o almeno provare a controllarlo. Ci proviamo con il FFP e, naturalmente, con il fatto che ora 36 club si qualificano per la fase a gironi nelle nostre tre competizioni maschili. Il vantaggio del calcio è che Davide può battere Golia”.

Saudi Pro League e Superlega sono minacce? Non secondo Ceferin (di nuovo)

Si passa poi alla questione ‘Saudi Pro League’, su cui Ceferin conferma la propria serenità: “Non sono preoccupato per questo. Ancora una volta, non penso che si possa comprare il calcio. Ho visto un sondaggio che mostrava che i tifosi seguono le competizioni e le squadre piuttosto che i giocatori. In Spagna, il 98% del pubblico non sapeva dove fosse andato Benzema, ma il 100% sapeva che aveva già giocato nel Real Madrid. Quindi non penso che sia un buon approccio e vediamo che alcuni giocatori stanno già tornando”.

Ceferin prosegue:In Inghilterra penso che il club di proprietà saudita sia un buon esempio di come si dovrebbe lavorare. Perché il Newcastle non ha comprato superstar, eppure si è qualificato per la Champions League. Sono rimasto sorpreso: mi aspettavo che comprassero tanti giocatori per la nuova stagione, ma non è stato così e hanno giocato molto bene. Quindi non voglio solo essere critico, ma il fatto che la Pro League faccia una cosa del genere non durerà a lungo. È uno spreco di soldi”. Secondo Ceferin, dunque, nonostante vi sia una quantità apparentemente preoccupante di star europee emigrate in terre saudite, tale fenomeno è destinato a disinnescarsi, soprattutto a causa della reputazione del calcio europeo.

Infine, Ceferin sentenzia anche sulla Superlega, manifestando, almeno davanti ai microfoni, certezze irremovibili: “Tutto quello che fanno gli A22 (i sostenitori della Super League) è andare in giro, filmarsi, provare a rilasciare interviste. Nel frattempo governiamo il calcio. Stiamo costruendo proposte, affrontiamo molti problemi, quindi il lobbying è probabilmente il loro lavoro principale ma non è il nostro. Questo è un non-progetto, una cosa che non accadrà mai, perché nessuno lo vuole. Nessun tribunale, nessuna polizia e nessun esercito possono costringere le persone ad accettare qualcosa che è così insensato”. Insomma… nonostante gli interessi in gioco difficilmente quantificabili, pare che il presidente della UEFA non tema alcun colpo di stato, in grado di ribaltare gli equilibri del calcio europeo. Le persone stanno restituendo al mercato le proprie impressioni sul progetto Superlega, manifestando un’evidente ritrosia nei confronti di quest’élite calcistica.

Leonardo Marcucci

Laureando in Lettere, la mia infanzia si è consumata in una piacevole convivenza tra calcio e cinema. Tuttavia, a differenza di molti, nel mio caso la scrittura non è mai stata un piacevole ripiego ad una sfumata carriera da calciatore o regista, ma, al contrario, l’obiettivo è sempre stato chiaro e univoco: diventare un giornalista. Affetto da una grave patologia che mi impedisce di assistere ad una qualunque manifestazione umana, senza ritrovarmi a fare ordine tra una sequela di analisi e conseguenti giudizi (alle volte dissonanti tra loro), ho sempre individuato nel giornalismo la pratica più proficua e stimolante per tentare di unire l’utile al dilettevole.

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