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Antonio Conte si racconta durante una lunga intervista, in cui parla dell’attualità e delle sue priorità per il futuro 

Antonio Conte si riaffaccia al mondo dell’attualità calcistica in una lunga intervista concessa al Telegraph, durante la quale ha parlato delle sue inclinazioni e prospettive per il futuro. Numerosi temi sul tavolo e, dopo una pausa riflessiva, utile a “ricaricarsi fisicamente e mentalmente”, il tecnico originario di Lecce sembra essere smanioso di tornare ad allenare.

Antonio Conte (Ansafoto) – Asromalive.it

Numerose società sulle tracce di Conte, tra le quali spiccano senza dubbio Roma, Napoli e Milan… senza contare l’ipotesi di un clamoroso ritorno a Torino al posto di Max Allegri. Nel corso dell’intervista, ecco alcuni presupposti precisati da Conte, che spingono in una direzione ben precisa.

Conte vuole compiere l’impresa

Il tabloid inglese ha svolto l’intervista direttamente nella casa torinese dell’ex allenatore e calciatore bianconero, tastando con decisione il terreno dell’attualità calcistica. Come di consueto, il tecnico classe ’69 ha ribadito la sua fame di vittoria, entrando anche nei particolari del suo rinomato sistema di gioco, da alcuni considerato fin troppo votato alla fase difensiva: “Non basta solo divertire: le mie squadre devono vincere. La gente pensa che il 3-5-2 sia un sistema difensivo, ma non è vero. Basta vedere quanti gol segnano le mie squadre in ogni stagione. Non dipende dal fatto che siano tre o quattro in difesa, dipende da come costruisci la squadra e costruisci l’attacco. Allo stesso tempo, non va bene essere troppo offensivi. E nemmeno troppo difensivi. Bisogna rispettare le caratteristiche dei giocatori e adattarsi a loro”.

Antonio Conte (Lapresse) – asromalive.it

Conte prosegue sul tema tattico, aprendosi alla possibilità di sperimentare e adattare la propria idea di calcio alla squadra prescelta per accoglierlo: “In futuro potrei giocare con una linea difensiva alta a quattro, ma bisogna pressare molto, altrimenti il rischio è grosso”. Parole che sembrerebbero manifestare una propensione al rischio, ma anche all’adattamento nei confronti di un calcio in continua trasformazione. Basti pensare proprio alla Roma di De Rossi, attualmente caratterizzata da una difesa ibrida, capace di trasformarsi in corsa da quattro a tre… e viceversa.

Parlando della sua esperienza passata, in relazione al tipo di scelta che affronterà a giugno per rientrare nel rutilante mondo del calcio, Conte evidenzia la sua tendenza a subentrare e progetti non realmente strutturati e caratterizzati da una crisi pregressa: “La mia storia dice che nei miei club sono sempre arrivato in una situazione difficile e con problemi. Costruisco sempre. Dopo la mia prima stagione al Chelsea, quando vincemmo il titolo, avremmo potuto dominare in Inghilterra. Abbiamo parlato con (Romelu) Lukaku e (Virgil) van Dijk e con quei due giocatori importanti avremmo potuto cambiare la situazione”. Un’abitudine che, nel caso in cui Conte decidesse di trasferirsi nella città eterna, sarebbe perfettamente rispettata. E’ vero… i giallorossi potrebbero concludere la stagione sotto un buon auspicio nel caso in cui DDR dovesse riuscire a raggiungere la zona Champions, ma è sempre stato chiaro, anche allo stesso De Rossi, quanto fosse aleatorio un rinnovo a giugno.

Leonardo Marcucci

Laureando in Lettere, la mia infanzia si è consumata in una piacevole convivenza tra calcio e cinema. Tuttavia, a differenza di molti, nel mio caso la scrittura non è mai stata un piacevole ripiego ad una sfumata carriera da calciatore o regista, ma, al contrario, l’obiettivo è sempre stato chiaro e univoco: diventare un giornalista. Affetto da una grave patologia che mi impedisce di assistere ad una qualunque manifestazione umana, senza ritrovarmi a fare ordine tra una sequela di analisi e conseguenti giudizi (alle volte dissonanti tra loro), ho sempre individuato nel giornalismo la pratica più proficua e stimolante per tentare di unire l’utile al dilettevole.

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