Viene ufficialmente comunicata una decisione che ha del clamoroso. L’Italia si contrappone con forza alla FIFA
Il tema della sovrabbondanza di impegni a cui i calciatori e le società devono sottoporsi nel corso dell’anno inizia a divenire un vero e proprio caso mediatico e, come testimoniato dai recenti sviluppi, la questione è destinata a sfociare persino nell’ambito giudiziario.
Se già nel corso della stagione appena conclusasi appariva complesso trovare un giorno della settimana in cui non vi fossero match, il panorama calcistico del futuro sembrerebbe persino acuire tale tendenza, come il mondiale per club e il nuovo format della Champions League hanno fatto facilmente intendere.
La sensazione è che il mondo del calcio abbia intenzione di pescare a piene mani dall’approccio vigente ad esempio in NBA, dove giocare ogni due o tre giorni appare come la norma. Vi è tuttavia una sottile ma significativa differenza: se gli organi preposti hanno davvero intenzione di allinearsi ai ritmi del campionato di basket statunitense, dovranno certamente considerare una serie di differenze piuttosto evidenti.
Basti pensare al divario presente in termini di dimensione dei campi da gioco, ma anche, più banalmente, alla struttura dei cambi nell’NBA, dove è possibile far uscire un giocatore, per poi farlo rientrare una volta recuperata la condizione necessaria. Insomma… nel calcio si tratta di ritmi insostenibili e le ultime notizie in merito annunciano conseguenze clamorose.
Pochi giorni fa, precisamente lo scorso 13 giugno, i sindacati dei calciatori inglesi e francesi hanno compiuto un passo storico, avviando un’azione legale direttamente nei confronti della FIFA. L’oggetto del ricorso riguarda il potere acquisito dalla FIFA nel concepimento del calendario delle partite internazionali, con particolare riferimento alla programmazione in atto per la Coppa del Mondo per Club FIFA 2025.
Viene dunque contestata l’insostenibile saturazione di eventi calcistici e del loro svolgimento, che andrebbe in netta contrapposizione alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE e al diritto alla concorrenza dell’UE. Nelle scorse ore il provvedimento legale è stato condiviso e avallato dal sindacato dei calciatori italiani (AIC).
Queste le parole del presidente dell’AIC, riportate proprio sul sito del sindacato: “Da anni l’Associazione Italiana Calciatori, insieme a FIFPro, sta portando avanti una battaglia contro l’attività agonistica esasperata. I top player, impegnati con i club nelle competizioni nazionali e internazionali, arrivano a disputare fino a 70 partite all’anno percorrendo più di 90mila chilometri per gli spostamenti. È evidente che non si può immaginare di continuare con questi ritmi”.
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