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Caos Leao e Theo: Ibrahimovic smascherato. Ecco quello che si chiede al dirigente del Milan che avrebbe potuto influire sulla scelta di Fonseca

Tre partite zero vittorie. Eppure il calendario era alla portata del Milan di Paulo Fonseca: contro Torino in casa e Parma e Lazio fuori i rossoneri almeno un’affermazione, almeno, l’avrebbero potuta conquistare. Ma nel corso delle prime tre uscite si sono trovati sempre sotto, anche all’Olimpico dopo il ribaltone biancoceleste. Insomma, solamente la reazione all’esordio, per il resto poco da salvare.

E poi a Roma è scoppiata anche la grana Theo Hernandez-Leao. I due hanno fatto panchina fino a metà secondo tempo e nel momento in cui sono stati spediti in campo dal tecnico portoghese hanno immediatamente messo il sigillo sul match: azione in condivisione con Abraham, un altro neo entrato, e pareggio immediato per il finale. Poi i due non si sono avvicinati nel momento del cooling break e nonostante le prese di posizioni della società e del giocatore è apparso un comportamento non proprio consono al momento. Insomma, situazione delicata. E secondo Franco Ordine, che questa mattina ha scritto il suo pensiero sul Corriere dello Sport, c’è qualcuno dentro il club che si deve prendere le proprie responsabilità.

Ibrahimovic assente: ecco la presa di posizione

Il giornalista parla di Zlatan Ibrahimovic: “Possibile che sulla clamorosa decisione di lasciarli fuori dallo schieramento di partenza – riferendosi ai due citati prima – abbia influito il parere di Zlatan. Anche per questo motivo, allora, sarebbe stata cosa giusta che lo svedese viaggiasse con la squadra, che si presentasse in tv a condividere l’operato del tecnico”. Non è passata insomma inosservata l’assenza di Ibrahimovic all’Olimpico.

“Il peccato originale del Milan di quest’anno – continua Ordine – è stato l’arrivo di Fonseca circondato dallo scetticismo collettivo. Da qui l’obbligo per il dirigente calcistico più influente a frequentare Milanello, ad ascoltare lamenti, segnalazioni e in particolare a spianare ogni piccola incomprensione, risolvere ogni piccolo problema”. “A Roma c’era bisogno del suo intervento – conclude -. Ibra ha messo di fare il calciatore perché il fisico si ribellava. Un dirigente del suo livello deve fare la vita da calciatore. Solo ai manager di Wall Street è consentito santificare il fine settimana“.

Giuseppe Mustica

Classe '88, nato e cresciuto in Calabria, seguo da sempre lo sport e in particolare il calcio, ma sono innamorato anche del ciclismo. Mi piace raccontare i fatti, annusando la notizia e verificandola. E ovviamente seguo la Roma, anche quella femminile

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