Ecco le ultime in merito ad alcuni clamorosi retroscena di quanto avvenuto tra Daniele De Rossi e la dirigenza dell’AS Roma
Nella capitale il frullatore di speculazioni e ipotesi è ancora impostato sulla velocità più alta e, almeno fino alla prima apparizione in campo della Roma di Ivan Juric, la sensazione è che il caos regnerà sovrano tra i vicoli della città eterna.
Svariate frange della tifoseria giallorossa, al netto dei deludenti risultati collezionati nelle prime quattro gare della stagione, appaiono compatte nella difesa del Comandante di Ostia, la cui permanenza a Trigoria è stata bruscamente interrotta dopo il blitz romano dei Friedkin.
In molti hanno visto nel comportamento della società una frenesia poco in linea con i ritmi di uno sport in cui, spesse volte, è necessario rischiare e attendere qualche settimana in più per raccogliere i risultati del proprio lavoro e, soprattutto, sembrerebbe non aver convinto la scelta dell’erede di DDR, individuato nella figura di Ivan Juric.
Nel corso delle ultime ore sono tuttavia giunte delle conferme su alcune frizioni di molto antecedenti a quanto avvenuto negli scorsi giorni, utili a delineare con maggior precisione la temperatura del rapporto tra De Rossi, Lina Souloukou e gli altri dirigenti.
Pare infatti che svariate settimane fa Daniele De Rossi avesse presentato delle dimissioni di sua sponte a causa di un episodio spiacevole, in cui i vertici capitolini sarebbero persino entrati nel merito delle scelte di campo. La dirigenza romanista avrebbe infatti tentato di imporre a DDR un tetto massimo di presenze per Paulo Dybala, il quale, nel caso del superamento delle 14 presenze, avrebbe usufruito automaticamente del rinnovo del contratto.
Per le casse giallorosse si tratterebbe di ben 30 milioni di euro lordi da investire per mantenere il fuoriclasse argentino, il che, dopo i ragguardevoli investimenti compiuti dai Friedkin, avrebbero messo in seria difficoltà le casse della società.
Di fronte a tale pretesa, come anticipato dalla nostra redazione con ampio anticipo e confermato in data odierna da La Repubblica, DDR avrebbe infatti presentato le sue dimissioni dal ruolo di allenatore della prima squadra.
All’epoca l’emergenza rientrò con il rifiuto delle dimissioni da parte della proprietà statunitense, ma si tratta indubbiamente di un episodio in grado di tratteggiare con particolare precisione l’atmosfera poco piacevole che si respirava tra i corridoi del centro sportivo Fulvio Bernardini.
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