Lo storico capitano giallorosso ha parlato anche di alcuni aspetti della sua vita privata molto toccanti
Nel corso di una bella e profonda intervista al Corriere della Sera, Francesco Totti si è raccontato a trecentosessanta gradi, parlando sia di un potenziale ritorno alla Roma, ma anche di alcuni episodi della sua vita privata molto toccanti.
“Sì, c’è stato un momento in cui ho rischiato la depressione. Che è una parola pesante, che spaventa. Ma non riuscivo a ritrovare il senso delle cose. Noi calciatori siamo abitudinari, la nostra vita è scandita in modo regolare. Improvvisamente arrivava il vuoto. Mi sentivo solo in mezzo all’oceano. Mi sembrava che il vuoto mi soffocasse. Non ero pronto, improvvisamente mi mancava la terra sotto ai piedi”.
Sul difficile periodo del Covid. “Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre. Stavano per ricoverarmi, avevo 87 di saturazione e una broncopolmonite fortissima. Ho passato 21 giorni con la febbre a trentanove e non respiravo. Ne sono uscito, ma me la sono vista brutta”.
La leggenda giallorossa ha parlato anche del legame viscerale con la squadra e la città di Roma, ricordando un episodio molto eloquente del suo amore per il club. “C’è stato un anno tempestoso in cui i Sensi erano in grande difficoltà. Al presidente e a Rosella io volevo molto bene. Per molti mesi non ho preso lo stipendio per darlo ai dipendenti, alle persone che lavoravano per la Roma e che certo avevano meno possibilità rispetto a noi giocatori. Ho fatto tante cose così senza farle sapere. Il mio rapporto con la Roma è di simbiosi. Ho dato tanto e ho ricevuto tanto”.
Tornando al presente, il Dieci ha parlato dell’incontro con Corbin Friedkin all’Olimpico prima di Roma-Real. “Nella saletta ho visto il figlio di Friedkin, l’ho salutato educatamente. Ma non c’è stato nessun dialogo, non si è discusso di nessuna cosa. La Roma è stata, è e sarà sempre tutto per me. È la mia seconda pelle, forse persino la prima. Quello che io ho vissuto con questa maglia non credo abbia paragoni. Tornare alla Roma? Mai dire mai”.
Tornare sì, ma non come mero uomo immagine o parafulmine. “Ai tempi di Pallotta io ho lasciato tre anni e mezzo di contratto perché non volevo fare la bella statuina. Mi sembrava naturale che uno come me fosse coinvolto nell’area tecnica. Forse ne posso capire di più di gente che fa il commercialista, l’avvocato, il dottore. Se ognuno facesse il suo mestiere, sarebbe un bene per tutti. Quando ero nella Roma come dirigente mi chiamavano solo quando c’erano problemi, per mettere pezze. Io mi sentivo parte e volevo essere nel progetto, non un uomo immagine”.
“Anche adesso non voglio fare questo. Mi hanno cercato per il centenario, ma sempre stretto in quel ruolo formale. Quell’amore non finisce. Ho il massimo rispetto per loro, non ho mai chiesto nulla e mai lo farò. Se hanno bisogno della mia conoscenza del calcio, sono qui. Comunque il centenario lo festeggerò, con la gente di Roma, con i romanisti. In fondo, di questo secolo di storia, io credo di averne segnato, sul prato di questo stadio, almeno un quarto”.
Il club spagnolo e José Mourinho non vogliono perdere il brasiliano a gennaio Autore di…
Asromalive.it vi aggiornerà in tempo reale sulla partita dello Stadio Olimpico Decimata da infortuni e…
Il big match della prossima settimana rischia di perdere un altro protagonista per infortunio L'incubo…
Gian Piero Gasperini ha appena comunicato l'undici titolare per la sfida contro i rossoblu Decimata…
Conti ancora in rosso e minaccia della federazione: a gennaio devono vendere Decimata dagli infortuni…
Ancora una volta ai margini del progetto tecnico-tattico di Luciano Spalletti, Teun Koopmeiners potrebbe lasciare…