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LEGGO La riunione di Garcia tra urla e sedie

Roma-Feyenoord Rudi Garcia
Roma-Feyenoord Rudi Garcia

(F. Balzani) – Appuntamento a tu per tu ieri a Trigoria tra Rudi Garcia e la squadra. Forse l’ultimo se la partita di giovedì contro la Fiorentina non dovesse portare alla qualificazione ai quarti di Europa League. Dopo la sconfitta con la Sampdoria – che ha portato gli eterni rivali della Lazio a -1 dal secondo posto – sembra essere arrivato il momento di una nuova rivoluzione. «Ora siamo tutti in discussione, domenica inizia un altro campionato e io punterò solo su chi ha voglia di ribellione. Non ci sono più titolari. Non c’è più tempo per sbagliare, ora fuori le palle. A me non mancano: più le cose sono difficili più sono motivato», ha urlato ieri Garcia rosso in viso scagliando anche una sedia sul muro.

La squadra non ha reagito. In silenzio, quasi scioccata. Poi è arrivato il turno di Totti, che ha richiamato i compagni perché «il sorpasso della Lazio sarebbe una tragedia». Il clima di contestazione intanto si è trasferito dall’Olimpico ai social e sulle radio. I colpevoli? Tutti, dirigenti compresi. Baldissoni e Sabatini, infatti, sono stati le costanti negative in questi 4 anno e mezzo di insuccessi e anche dall’America sono arrivate le lamentale sull’operato del dg e del ds. Troppi i milioni buttati sul mercato, tanta la paura di perdere quelli garantiti dalla Champions.

Per questo a fine anno non è esclusa una rivoluzione societaria oltre a quella tecnica. Nella conferenza notturna all’Olimpico di lunedì, infatti, Garcia ha lanciato un segnale: «Non sarò mai un peso per la Roma, a fine stagione faremo i conti». La resa (dei conti) per Rudi però potrebbe arrivare molto prima, forse già giovedì se dovesse materializzarsi l’eliminazione anche dall’Europa League che farebbe scattare la “vera” contestazione degli ultrà. In quel caso nessuno scenario è da scartare nemmeno quello delle dimissioni (fino a qualche settimana fa impensabili) del tecnico con un traghettatore in attesa del 4˚ cambio di panchina in 5 anni di gestione americana. Tra i papabili Conte («Sono un po’ deluso dal ruolo di ct, in futuro potrei sposare un progetto italiano o andare all’estero», ha dichiarato a “Chi”) oltre a Spalletti, Mazzarri e Montella (solo nel caso vada via Baldissoni).

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