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CALCIOSCOMMESSE Abodi: “Nel mondo del calcio non può entrare chiunque”

Andrea Abodi

«In tutte le famiglie ci possono essere anche delle pecorelle smarrite, quello che chiediamo è durezza e certezza delle pene». Così il presidente della Lega Calcio di serie B, Andrea Abodi, a margine dell’assemblea in via Rosellini, commenta le ultime vicende legate al calcioscommesseche hanno portato ieri all’arresto di una cinquantina di persone e che vede il coinvolgimento di alcune squadre della Lega Pro e Dilettanti.

«Ho raccolto positivamente la dichiarazione del procuratore Antonio Lombardo -ha spiegato Abodi- che ha detto che c’è stato un tentativo di infiltrazione ma che non ci sono prove che sia andato a buon fine. Questo non vuol dir niente perché per la legge dei grandi numeri tutto può succedere -ha aggiunto- ma io credo che la cosa importante su questo tema, oltre al concetto della valutazione selettiva e non del giudizio sommario e collettivo, è il lavoro che stiamo facendo». «Abbiamo appena chiuso un tour di 22 giornate e 100 ore di lavoro dedicate alla formazione e all’informazione dei calciatori, dei dirigenti e dei tecnici della prima squadra e dei settori giovanili sui rischi del match fixing. In tutte le famiglie -ha concluso- ci possono essere delle pecorelle smarrite, ma quello che chiediamo è durezza e certezza delle pene. I ogni caso chi sbaglia non deve più lavorare e giocare. Non sarà mai abbastanza ma noi ci stiamo lavorando».

«Abbiamo ripreso ieri i contatti con il Ministero dell’Interno -ha proseguito Abodi- perché abbiamo da tempo cercato di far entrare nella Legge sulle frodi sportive anche il sequestro preventivo e la confisca dei beni per i soggetti colpevoli di frode sportiva. Lavoreremo anche con il Ministero della Giustizia in questo senso, mi auguro che anche la Federazione e le altre leghe partecipino perché è giusto dare deterrenti per prevenire. Non ci rassegniamo al fatto -ha aggiunto- che da noi entri chiunque e sono convinto che ci debba essere più selezione e attenzione nella scelta delle persone che lavorano nel calcio. Sui diritti siamo bravissimi, ma sui doveri dobbiamo imparare ancora molte cose e abbiamo il dovere di rispettare la gente e consegnare una competizione che tengano alla credibilità e alla reputazione».

Fonte: adnkronos.com

matteo isidori

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