Roma, la questione stadio continua a tener banco. In merito a questo ha parlato il CEO della società giallorossa, Guido Fienga.
Il tempo ormai è finito. La Roma, come giusto che sia, vuole fortemente lo stadio di proprietà e chiede solo di esercitare un suo diritto. C’è però un ostacolo politico che va superato in fretta, ovvero l’assemblea capitolina deve revocare la delibera sul pubblico interesse che è stato il cardine principale del progetto di Tor di Valle.
Lo stallo è determinato dal rischio di cause milionarie minacciate dal vecchio proponente, la società Eurnova di Luca Parnasi, nei confronti dei consiglieri comunali. Il CEO della Roma Guido Fienga chiarisce, in un’intervista al Corriere dello Sport, l’importanza del nodo e la necessità del suo immediato scioglimento.
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In un’intervista al Corriere dello Sport, il CEO della società giallorossa, Guido Fienga, ha parlato in merito allo stadio della Roma.
“Se il Campidoglio non arriverà alla revoca del pubblico interesse sul vecchio progetto, sarà impossibile parlare del nuovo. O il voto in aula sulla delibera già approvata in giunta arriverà nelle prossime due settimane oppure ci vorranno almeno altri 12 mesi prima di discuterla“.
“Se passerà ancora un anno, perderemo sia l’interesse degli investitori sul progetto che l’onda del Recovery Plan e della ripartenza post-Covid. Se così sarà, piuttosto che ricascare in un procedimento lunghissimo, i tifosi dovranno rinunciare all’idea di avere anche il nuovo stadio. La nuova proprietà della Roma, dopo una scrupolosa analisi, ha ritenuto quella strada non più sostenibile“.
Continua Fienga: ” Sulla possibile minaccia di causa da parte di Eurnova siamo tranquilli. Sono passati 8 anni. Il progetto era stato sostenuto dalla società con la genuina intenzione di far crescere la società. Purtroppo il mondo nel frattempo è cambiato e quell’operazione non porta più nessun vantaggio al club“.
“A Tor di Valle non andremo mai. Vogliamo diventare promotori di un impianto sostenibile, che venga incontro alle esigenze dei tifosi. Le ipotesi in campo? Sono state proposte altre aree interessanti (in pole ci sono l’ex Sdo di Pietralata e il terreno Eni all’ombra del Gazometro all’Ostiense), ma per ora siamo bloccati“.
Conclude il CEO giallorosso: “La Roma intende avere un suo stadio. Sarebbe la casa dei tifosi e sorgerebbe in un luogo comodo, ben servito da infrastrutture già esistenti. Avere una struttura nostra da utilizzare tutta la settimana, non solo in occasione delle partite, è un elemento più che sufficiente a ripagare l’investimento. Ci sarebbero tanti eventi che richiamerebbero i tifosi, come accade negli stadi inglesi“.
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