Dal momento del loro arrivo nell’estate 2020, Dan e Ryan Friedkin hanno avviato un processo di profonda trasformazione della Roma.
Crescere passo dopo passo, fino a riportare la Roma a competere ai più alti livelli del calcio internazionale. Dan e Ryan Friedkin, sbarcati nella Capitale nell’estate 2020, non hanno mai avuto dubbi sull’obiettivo da perseguire alla guida del club. E neppure sulla strategia da mettere in alto per riportare la Roma a competere stabilmente per grandissimi traguardi. Una strategia che punta sulla solidità e basata su una crescita strutturale del club, sia dal punto di vista tecnico che da quello economico.
Al primo aspetto sta pensando José Mourinho, chiamato in estate a costruire una mentalità vincente che i proprietari ritengono indispensabile. Per quanto riguarda gli aspetti societari, il progetto è chiaro. E lo dimostrano alcune tendenze che si riscontrano nella gestione del club. In meno di due anni dal loro arrivo, i Friedkin hanno agito in maniera importante sul bilancio del club. Da una parte garantendo liquidità e sostentamento costante – avendo speso per la Roma una media di 18,7 milioni di euro al mese fino a questo momento – e dall’altra lavorando sulla riduzione del monte ingaggi, voce principale delle spese del club.
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Gli ingaggi dei calciatori rappresentano infatti il 70% delle uscite del club. Al momento dell’arrivo dei Friedkin, la cifra complessiva ammontava a 110 milioni di euro, in crescita rispetto alla stagione precedente. L’inversione di tendenza è stata immediata: nella stagione 2020/21 il monte ingaggi è sceso a 108 milioni e l’estate scorsa, alla vigilia dell’inizio di questo Campionato, era arrivato a quota 97,5. Cifre da rivedere ulteriormente al ribasso dopo la sessione invernale di calciomercato: gli addii degli esuberi Mayoral, Calafiori, Reynolds, Fazio e Villar hanno consentito un risparmio di circa 6 milioni di euro. A fronte dei quali si segnalano i nuovi ingaggi di Maitlan-Niles e Sergio Oliveira, per un totale, anche grazie ai benefici delle agevolazioni contenute nel Decreto Crescita, di 2,3 milioni.
Insomma, un progetto che sta dando respiro alla Roma e che non va letto come un ridimensionamento. Al contrario, i Friedkin ritengono indispensabile, rendere la società “autonoma” dal punto di vista economico. E lo stanno facendo senza sacrificare l’aspetto tecnico. Come sottolinea Il Corriere dello Sport, l’operazione simbolo di questa gestione è il cambio della guardia avvenuto in estate nel reparto avanzato: salutato Dzeko, 35 anni e quasi 13 milioni lordi di ingaggio, al suo posto è arrivato Tammy Abraham: un attaccante forte, giovane, dal futuro radioso e che costa, a bilancio, circa la metà. Il piano dei Friedkin è chiaro. Ed è chiaro anche il loro obiettivo: far tornare a brillare la Roma.
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