A meno di una settimana dalla sfida di Champions, il portoghese ha parlato al Corriere dello Sport
Dopo aver affrontato l’Inter al Santiago Bernabeu, José Mourinho mercoledì 14 ottobre entrerà per la prima volta allo Stadio Olimpico da ex, nella partitissima di Champions League. A sei giorni dalla sfida, l’allenatore portoghese ha concesso una lunga intervista al Corriere dello Sport.

“Anche quando sono stato esonerato, non c’è stata una parola mia negativa. Sai quanto mi ha fatto male l’esonero dalla Roma, ma non esiste una parola mia contro la Roma e contro la proprietà. Ho avuto solo un commento negativo su Tiago Pinto, ma mi sono scusato. Vado via con il sentimento che sarà per sempre casa mia. Anche tornare al Real è stato un po’ come tornare a casa”.
Sul rapporto viscerale con Roma: “I tifosi sono stati speciali con me, il giorno che sono arrivato c’erano mille persone e io ho pensato “ma non ho fatto ancora niente per questa gente”. Quello è stato un impatto clamoroso, ma questa è Roma. Loro hanno capito che io non mi sono preoccupato di me stesso, né dei rapporti con proprietà, stampa e istituzioni. Loro hanno capito che per me esistevano solo la Roma e i romanisti. Ho lottato per loro e ho dato tutto. Per un club che non vince tanto, quella coppa vuol dire tanto (la Conference League, ndr). Quel trofeo caratterizza l’ingresso al centro di allenamento. Ho fatto degli errori e ho sbagliato, ma hanno capito che ho lottato sempre per loro”.
La finale di Budapest: “E stato il punto massimo di questa connessione, ma quando torno dalle vacanze, torno già morto. L’UEFA mi ha fatto pagare una responsabilità non mia, gli incidenti in aeroporto. Io dovevo pagare per gli insulti all’arbitro nel garage e non il resto. Poi ho pagato anche i rapporti con la proprietà”.
Su Francesco Totti: “Francesco non si tocca. Non mi sento per niente paragonabile a lui, né il secondo più amato. La Roma ha una storia e giocatori fantastici, come Bruno Conti, che amo. La finale di Budapest definisce perfettamente il rapporto che i tifosi hanno con me”.
“Dallo stadio mi aspetto rispetto, ma non mi aspetto striscioni. Ancora non ho iniziato a prepararmi per quella partita, né dal punto di vista dell’allenatore, né dal punto di vista di un ex che torna a casa. Mi devo difendere, nel senso che devo prepararmi il meglio possibile per fare il mio lavoro bene e per farlo devo cercare di dimenticare dove sono e contro chi gioco. Mi è successo già tante volte di tornare da ex, ma devo dire che Roma è diversa e per la prima volta dovrò rifare quella strada che ci porta allo Stadio”.
“Riconosco ancora il Mourinho dell’inizio, il DNA non cambio. Arbitri? Non penso che il problema sia io, ma è la sfortuna del momento in cui arrivo in un determinato club. Al Real ho vissuto i tempi di Negreira e nessuno lo sapeva. Ora si sa cosa è successo. In Turchia il grande scandalo arbitrale. Ho un’attrazione fatale per i problemi. Esoneri? Tutto ha una storia, ma io non sono che mi piace molto lavare i panni sporchi in piazza. Con la Roma io sono stato esonerato il giorno della Finale di Budapest, ma non ho mai discusso pubblicamente la situazione. Se incontro i Friedkin, li saluto senza nessun problema”.
“Mi devo preparare emotivamente. Roma per me è Roma, arrivare allo stadio, il tunnel dell’Olimpico, arrivare in panchina, non posso dire che sia uguale a quando entro in altri stadi. Triplete Inter? Potrebbero farlo in questa stagione, ha tutto per riuscirci, ma spero di no. La Roma è molto forte”.





