Ripescaggio Italia ai Mondiali, la presa di posizione è ormai definitiva. Ecco gli ultimi aggiornamenti.
Dopo aver razionalizzato, non senza difficoltà, il fatto che l’Italia non sarà presente ai Mondiali per la seconda edizione consecutiva, nel nostro Paese e non solo sono iniziate numerose discussioni legate al movimento calcistico nazionale e relative anche all’eventuale quanto difficilissima possibilità di assistere ad un ripescaggio degli uomini di Mancini.
Lo scorso 24 marzo, quegli stessi ragazzi che poco meno di un anno fa si imponevano contro l’Inghilterra a Wembley, sono caduti contro la Macedonia del Nord, lo scacco contro la quale ha impedito a Pellegrini e compagni di poter dire la propria contro il Portogallo, qualificatosi dopo aver battuto proprio i macedoni.
Come anche da noi raccontatovi, incassata la triste consapevolezza, non poche speranze e altrettante voci si erano diffuse relative alla possibilità di essere ripescati. Questo in seguito agli infelici avvenimenti verificatisi all’esterno dello stadio ospitante la gara tra Iran e Libano lo scorso 29 marzo, che si pensava poter portare all’esclusione della nazionale iraniana a vantaggio della nostra, complice l’elevato ranking garantitoci dal felice percorso catalizzato sotto l’egida del nostro CT in questi anni.
Abbiamo sempre ribadito come lo scenario era alimentato unicamente dalle speranza e non dalla razionalità o da concrete possibilità burocratiche. La conferma ufficiale è arrivato anche da chi rappresenta l’acme delle gerarchie endogene al mondo Fifa, Gianni Infantino, che ha così parlato in queste ore.
“Siamo seri, iniziamo ad accettare la realtà e il fatto che l’Italia non sarà presente ai prossimi Mondiali in Qatar. Piuttosto, guardiamo e pensiamo al futuro, per il quale servirà un vero e proprio processo di rifondazione. Come tutti gli altri tifosi di questo sport e della Nazionale, mi viene da piangere se penso che l’Italia non si è qualificata. Questo significa che una o due generazioni di giocatori non avranno partecipato a quest’evento, dobbiamo riflettere su quest’aspetto. C’è bisogno di una riorganizzazione del calcio a livello mondiale: attualmente meno della quinta parte dei Paesi di tutto il mondo può partecipare a questa competizione”.
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