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Roma, Cervone: “Stek bravo, ma è meglio che parta”

L’ex portiere giallorosso dice la sua

L'ex portiere della Roma Giovanni Cervone

L’ex portiere della Roma Giovanni Cervone

CERVONE SU STEK / ASROMALIVE.IT – Da grande portiere qual è stato, e avendo vestito la maglia giallorossa per otto stagioni, ha le idee chiare, Giovanni Cervone, intorno alla situazione che si è venuta a creare con le dichiarazioni di Maarten Stekelenburg. 

Ritengo che sia giusto lasciarlo andare a giocare altrovedice senza mezzi termini a Il Romanista –. Se ne gioverebbe lui, ma soprattutto ne beneficerebbero la squadra e, in particolare, lo stesso Goicoechea, potendo giocare più tranquillo. Credo infatti che farlo rimanere qui, in panchina, creerebbe solo problemi nello spogliatoio. Penso anzi che già questo episodio comporterà qualcosa all’interno del gruppo. E la stessa società non deve aver gradito tali uscite».

Che idea s’è fatto del giocatore olandese in queste due stagioni? E’ indubbiamente un portiere di buona levatura. A Roma ha avuto qualche difficoltà lo scorso anno, mentre in questo aveva ripreso abbastanza bene, fino a che, con l’infortunio, si è ritrovato fuori. Ha capito che l’allenatore ha fatto le sue scelte, mettendo in porta Goicoechea, e se n’è uscito con queste dichiarazioni. Ripeto: se si presentasse l’occasione lo farei partire. Non credo che possa essere diventato di colpo un brocco. E’ di sicuro valore. Ma è anche vero che in Italia, per tanti motivi, le sue qualità non le abbiamo mai viste.

Non pensa che possa continuare a giocarsi le proprie chance qui?
E’ un buon portiere, come ho detto, ma per il gioco di Zeman, a mio parere, è più adatto Goicoechea. Anche contro l’Inter, mercoledì sera, e non è per andare a cercare il pelo nell’uovo, se vi fosse stato l’altro, che gioca sempre quel metro e mezzo-due metri fuori, magari si sarebbe potuto evitare il gol. Sembrerebbero quasi completarsi, tecnicamente. Quello di cui è carente l’uno, costituisce magari una dote per l’altro, e viceversa. Sì, ma per la Roma credo che sia più funzionale Goicoechea. E comunque, chi comanda è l’allenatore, ed è giusto che scelga chi ritiene più adatto al proprio gioco.

Come vive questi momenti un portiere che viene declassato da titolare a riserva? Mi successe, con Peruzzi, quando mi ruppi il ginocchio. Mentre poi fui fatto fuori per altri motivi, in estate, a bocce ferme, ma non durante il campionato. Certo, non lo si vive bene, perché quando arrivi in una squadra sapendo di essere il titolare e poi ti ritrovi fuori, è dura accettare la panchina. Altra cosa è avere la fiducia del tecnico, perché per un portiere è forse anche più importante che per un altro giocatore. Meglio quindi evitare dualismi. A maggior ragione in una piazza come Roma, dove al minimo errore, magari di Goicoechea, si tornerebbe a discutere sul perché Stekelenburg stia fuori.

Quanto a Goicoechea, che idea si è fatto di questo sudamericano?
Finora ha fatto abbastanza bene. Certo, qualche incertezza ce l’ha avuta. Ma è lo scotto che si paga, soprattutto quando si viene da una scuola diversa. Vedo che sta imparando qualche movimento in più. Da loro, il portiere gioca in modo più istintivo, mentre qui si viene preparati – meglio, si veniva, perché molto si è perso con le ultime generazioni – in modo diverso. Lui, comunque, mi piace. Perché sta crescendo ed è certamente affidabile.

Qual è la sua qualità migliore?
E’ un ragazzo sveglio, che legge bene le situazioni ed è sempre pronto a intervenire e a dare una mano ai compagni. E penso anche che ai difensori faccia piacere giocare con un portiere così.