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ARBITRI Damato e la maledizione di Bergamo: dai rossi diretti ai rigori mancati

Damato

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La designazione del sig. Antonio Damato, fischietto della sezione di Barletta, per la gara tra Atalanta e Roma aveva fatto storcere più di una bocca già giovedì scorso. L’arbitro in questione tornava a dirigere la sfida dell’Atleti Azzurri d’Italia due anni dopo le polemiche e le ire dei giallorossi nell’ultimo precedente. Non è affatto fortunato Damato quando incrocia i destini contemporanei dei due club, visto che il 26 febbraio 2012 decise di infierire su una Roma già parecchio in difficoltà con un arbitraggio alquanto severo ed intransigente, addirittura oltre i limiti del consentito; a Bergamo la squadra allora guidata da Luis Enrique si ritrovò dopo un’ora di gioco in nove contro undici, per via delle espulsioni di Osvaldo e Cassetti, entrambi cacciati per eventuali ma poco chiariti insulti verso la quaterna arbitrale, oltre a vedersi squalificato l’argentino Gago, ammonito due minuti dopo per fallo retroattivo e di conseguenza indisponibile per il derby della domenica successiva.

Ieri Damato ha voluto onorare il suo ritorno a Bergamo con una direzione di gara da dimenticare. La Roma chiede due rigori piuttosto evidenti: Gervinho abbracciato a dovere da Cazzola in area bergamasca ed il mani solare di Canini sul destro secco di Maicon. Il fischietto pugliese se ne è lavato le mani, per poi decidere di salire sul carro dei protagonisti ammonendo per simulazione (giusta) Ljajic nel finale, con una fierezza da magistrato indissolubile ed incorrutibile. Ma ciò che sconcerta della sua prova è l’accanimento quasi sistematico nei confronti di Benatia, a cui è stato fischiato qualsiasi mezzo intervento su Denis, abile centravanti che usa benissimo il fisico ma che spesso si lascia cadere nella tentazione di simulare o crollare come un fuscello. Damato ha innervosito il marocchino e la Roma intera, tanto che Rudi Garcia ha sbottato nella conferenza post-partita denunciando la scarsa personalità dell’arbitro e le sue decisioni quasi a senso unico. E giocare così, in 11 contro 12, non ha davvero senso.

Keivan Karimi