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Roma – Fiorentina, il tempo di Lamela e delle mele

Ieri sera la squadra e’ andata a segno con due giovanissimi e sembra ormai aver metabolizzato gli schemi di Luis Enrique

L'esultanza della Roma dopo la vittoria sulla Fiorentina

ROMA FIORENTINA IL TEMPO DI LAMELA E DELLE MELE / ROMA – Nella Roma vista ieri allo stadio Olimpico c’e’ tutta la filosofia di Luis Enrique. Certo, nella prima mezz’ora di gioco, i giallorossi erano dei lontani parenti di quelli visti a Napoli e a Bologna. Poi, pian piano la squadra e’ cambiata ed e’ riuscita a sviluppare i propri automatismi. C’e’ da notare che le due precedenti vittorie erano arrivate soprattutto grazie alle reti di giocatori di esperienza come Taddei, Osvaldo e Simplicio, eccezion fatta per la papera di De Sanctis sul cross di Lamela. Ieri sera, invece, si sono visti sbocciare dei fiori. Oltre al gia’ citato Lamela, anche Borini, al rientro dopo un lungo stop, ha impressionato tutti. L’attaccante di Bentivoglio ha mostrato un’ottima forma ma soprattutto una grande personalita’. In campo c’erano altri esponenti della squadra del futuro. Viviani, ad esempio, anche se ieri non ha reso molto ma c’e’ da dire che e’ stato sacrificato in un ruolo, quello di ala, a lui non congeniale. Bojan, ancora molto attivo nei movimenti e negli scatti ma a cui e’ mancato nuovamente il gol. Kjaer, all’inizio in difficolta’ ma poi in costante ripresa. Insomma, e’ stata la Roma del tempo delle mele, oltre ad essere quella di Lamela. Naturalmente, per far si’ che queste gemme sbocciassero, c’e’ voluto l’apporto di capitan Totti (suoi i due passaggi per i gol dell’argentino) ma anche di un altro veterano come Perrotta. E, sicuramente, sara’ anche servita a Kjaer l’esperienza del suo collega di reparto, quel Gabriel Heinze che si sta rivelando sempre piu’ un acquisto azzeccatissimo. E’ anche in questo che si vede la filosofia di Luis Enrique: in questa cooperazione tra giovani e veterani, tra bocciolo e fiore. Son tanti quelli che dovranno sbocciare in questa Roma ispano-americana, che, se a volte non concedesse troppo in difesa, potrebbe trovare la quadratura del cerchio. Questa e’ forse la sua mela del peccato.

Marco Pennacchia